07/06/13 UE, Tajani: sostenere l'industria per uscire dalla crisi

ROMA. A seguire l'intervista integrale rilasciata dal vice Presidente della Commissione Europea,  Antonio Tajani,  al corrispondente dell'emittente turca “TRT Haber”,  Dundar Kesapli, a margine della conferenza tenutasi a Brussel su "Una rinascita industriale".

-Come può l'Unione Europea superare il problema della crisi economica?

La crisi si supera lavorando insieme con più Europa, perché a livello di competizione globale non possiamo pensare di vincere una “grande partita” se non uniti. Si vince lavorando in direzione del risanamento dei conti pubblici, ma anche attraverso una forte azione a sostegno dell'economia reale: aiutando le imprese a crescere, a difendere il loro ruolo e a creare nuovi posti di lavoro.

 

-L'Italia attraversa una fase molto critica. Un governo delle larghe intese sostenuto dal centro-destra e dal centro-sinistra. Come valuta la situazione?

L'Italia finalmente ha un governo stabile e la scelta dei principali partiti di trovare un accordo per affrontare la grande crisi insieme ha raccolto grandi consensi a Brussel.  La stima nei confronti dell'Italia è aumentata e le prime visite del primo ministro Enrico Letta sono state giudicate molto positivamente, com'è stato giudicato di buon grado questo governo che ha un'ampia maggioranza.  Il paese è, infatti, nelle condizioni di affrontare i problemi della crisi, a partire dalla disoccupazione giovanile che è una priorità.

 

-Le relazione economiche tra Italia e Turchia sono molto positive.  Il governo Berlusconi ha fatto molto a sostegno dell'adesione all' Ue della Turchia, qual è sarà secondo lei la posizione dell'attuale governo?

L'Italia nutre da sempre una grande simpatia per la Turchia e credo sia il paese che più si è impegnato perché la Turchia diventasse paese candidato all'adesione europea e perché entrasse nell'Unione Europea. Ora si è iniziato un percorso a tal proposito ed è anche merito del sostegno forte dell'Italia.

 

-La Turchia oggi è una grande potenza economica in crescita, con un Pil molto alto.  Pertanto,  anche molte società italiane stanno investendo in Turchia. Una crescita economica avvenuta in un paese extra-europeo, come lo si interpreta ?

 La Turchia ha dato vita a una politica economica intelligente, puntando sulla crescita, sull'industria, sul settore delle costruzioni. Un paese che si configura per metà europeo e per metà asiatico e ciò fa sì che viva entrambe le realtà. Basti pensare che varie organizzazioni come quella dei costruttori fa parte dell'organizzazione europea, che le squadre di calcio turche partecipano alla Champions League e all'Europa League. La Turchia, infatti, non è una realtà extra europea ma nel paese convivono due anime, non spetta a me giudicare quale sia l'anima turca. Vista da fuori, la Turchia sta vivendo una forte crescita economica e demografica, perciò sembra destinata ad essere protagonista degli scenari futuri. Le manifestazioni di questi giorni sono un fenomeno fisiologico, sono segnali di malcontento, ma questo accade in tanti paesi europei, come in Italia, in Spagna, in Francia o proprio qualche giorno fa in Svezia. Noi naturalmente sosteniamo, in occasione del processo di adesione della Turchia all'Europa, che siano rispettati alcuni parametri. La Turchia finora ha fatto alcuni passi avanti, ma deve ancora operare delle scelte per adeguarsi ai criteri di Copenaghen.

 

-A causa dei violenti scontri in Siria, la Turchia sta vivendo anche al fronte un periodo critico. L'Europa non ha intenzione di prendere delle misure più drastiche per mettere fine a questi massacri? 

Stanno accadendo delle cose inaccettabili, per quanto ci riguarda, in un paese come la Siria, vicino a noi anche geograficamente. L'indurimento dell'opposizione in questi giorni, la violenza, forse da entrambe le parti, destano molta preoccupazione perché si crea un clima di instabilità nell'area del mediterraneo e questo non giova allo sviluppo dell'economia e dei rapporti transfrontalieri.

 

-L'Europa segue da vicino la questione Cipro, dove il prossimo 28 Luglio si svolgeranno le elezioni anticipate nella parte nord del paese.  Quali saranno le prospettive future perché sull'isola le due culture possano vivere pacificamente?

Ben si sa che la parte greco-cipriota dell'isola fa parte fa parte dell'Unione Europea e il nostro governo ha un forte legame con il governo di Nicosia. Le tensioni di una volta tra i due popoli credo siano state superate,  bisogna perciò trovare una soluzione pacifica che garantisca libertà di spostamento e democrazia. Certamente la questione crea problemi, però, è necessario proseguire per trovare delle soluzioni positive.

 

-Anche Grecia sta attraversando un periodo di grave crisi economica.  Da poco è stata intrapresa una cooperazione economica e commerciale tra le due comunità dell'isola,  recentemente, infatti, gli alti funzionari della Repubblica di Cipro hanno incontrato il primo ministro turco Erdogan.  Cosa ne pensa?

 Non conosco i dettagli di questa visita, ma sono stato recentemente a Cipro e ho constatato che il rapporto tra i due paesi non è conflittuale, anche se ci sono delle frontiere, delle ferite aperte che riguardano il passato. Questioni che credo comunque  si debbano superare, anche perché la Turchia non è un paese nemico,  ma è un paese candidato all'adesione europea. E  affinché la Turchia possa entrare nell'Unione Europea, vi è appunto anche la questione cipriota.

comments powered by Disqus