10/12/15 Scott Weiland, lettera dell'ex moglie: "Per i suoi figli era morto da tempo"

ROMA. Dopo la morte della rockstar Scott Weiland, trovato senza vita nel suo tour bus prima di salire sul palco, l'ex moglie ha deciso di scrivere una lettera aperta a tutti i suoi fans. Un monito per la comunità della musica, parole crude che emanano senso di rivalsa, affidate al quindicinale Rolling Stone Usa.

La missiva è datata 9 dicembre. Anni prima, nel 2009, quando il suo turbolento matrimonio con Weiland era finito già da parecchio tempo, la donna aveva pubblicato in un'autobiografia il suo atto d'accusa contro l'ex marito: "Fall to Pieces: A Memoir of Drugs, Rock 'n' Roll, and Mental Illness". Il titolo dice già tutto. Nel 2011, Weiland diede alle stampe quella che probabilmente era la sua risposta: "Not Dead & Not for Sale", "Non morto & Non in vendita". Ora la lettera suona come l'ennesimo capitolo di quel libro. Dice:

"Il 3 dicembre 2015 non è il giorno in cui è morto Scott Weiland. È il giorno ufficiale in cui il pubblico lo piangerà, ed è stato l'ultimo giorno in cui è stato messo davanti a un microfono per i benefici economici o il divertimento di altri. Il fiume di condoglianze e preghiere offerte ai nostri figli, Noah e Lucy, è stato travolgente, apprezzato e anche di conforto. Ma la verità è, come per molti altri bambini, che loro hanno perso il loro papà anni fa [...]". "[...] Non vogliamo svilire il formidabile talento di Scott, la sua presenza o la sua abilità di accendere qualsiasi palco con il suo sfavillante entusiasmo. Molte persone sono state così gentili da lodare il suo talento. Ma, a un certo punto, c'è bisogno che qualcuno si alzi e sottolinei che certo, questo accadrà ancora perché siamo noi intesi come società a incoraggiarlo. Leggiamo critiche di concerti orrendi, vediamo video con artisti che cadono letteralmente a terra, incapaci di ricordare i loro testi anche se scorrono su un gobbo elettronico a pochi metri di distanza. E quindi clicchiamo su 'aggiungi al carrello' perché ciò che in realtà è roba da ospedale in genere viene considerata arte". E continua: "In realtà, ciò di cui non volete rendervi conto è che si trattava di un paranoico che non era in grado di ricordare le sue canzoni e che è stato fotografato con i suoi figli pochissime volte in 15 anni di paternità. Ho sempre voluto condividere più di quanto gli altri fossero disposti ad ascoltare. Quando ho scritto un libro, anni fa, ho sofferto a glissare su questo dolore e su questi sacrifici, ma l'ho fatto perché pensavo fosse la cosa migliore per Noah e Lucy. Sapevo che un giorno avrebberovisto e provato tutto ciò da cui avevo cercato di proteggerli, e che sarebbero stati così coraggiosi da dire: 'Quel disastro è stato nostro padre. Lo abbiamo amato, ma un profondo mix di amore e delusione ha caratterizzato la maggior parte del nostro rapporto con lui'.

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