23/02/15 L’utopia di una pace mondiale : le crisi africane. Parte quarta

ROMA. Continuando nella nostra analisi dei conflitti e delle crisi mondiali, parliamo in questo articolo dei Paesi africani che, tra qualche anno, conteranno complessivamente una popolazione di quasi due miliardi di abitanti.

Il continente africano sta gradualmente passando da una situazione di aiuti e di solidarietà internazionali ad una crescita economica fondata sul commercio che lo farà diventare il luogo ideale per gli investimenti globali. Quattro grandi settori sono destinati a far volare  le economie africane: le risorse naturali, l’agricoltura, le infrastrutture e i beni di consumo.

Occorre  sottolineare al riguardo che diversi Paesi africani stanno scalando la classifica dei maggiori esportatori di greggio e di gas naturale e che la superficie coltivabile africana è la più estesa del mondo.  Nonostante queste ottimistiche previsioni, i Paesi africani presentano diverse criticità :  conflitti , disordini, attentati terroristici e tensioni si registrano  in molte aree del continente, soprattutto in Nord Africa, in Nigeria , in Somalia, in Egitto, nei grandi Laghi e, naturalmente, in Libia ove regna quel disordine totale che ha favorito l’espansione verso nord delle forze del Califfato.

Alla lunga lista dei Paesi dove la sicurezza è più o meno compromessa, il prolungato calo dei prezzi petroliferi rischia di coinvolgerne altri nel giro di pochi mesi. Ma andiamo per ordine, facendo un’analisi sintetica Paese per Paese. L’Egitto è ancora impegnato per ristabilire definitivamente l’ordine interno ed  ora anche nella lotta con i terroristi dell’Isis. La Nigeria sta attraversando una fase preoccupante di turbolenze interne: il  gruppo terroristico di Boko Aram si sta espandendo anche oltre i confini del Paese e l’esercito nigeriano non sembra ancora in grado di contrastarlo efficacemente. Nei Paesi vicini, Guinea, Liberia e Sierra Leone  imperversa il virus Ebola.

Nel Corno d’Africa è ancora molto instabile la Somalia:  nel Paese la guerriglia degli Shabaab è in forte ripresa e sta intensificando gli attacchi contro il Kenia. Nel vicino Sud Sudan c’è una guerra intestina tra governativi e ribelli. La Repubblica democratica del Congo è dilaniata anch’essa  da un conflitto interno nella regione del Kivu e deve fare i conti anche con un altro movimento secessionista in Katanga. Nel Sahel permane l’instabilità del Mali a causa di continue infiltrazioni terroristiche. Sette islamistiche  operano anche in Camerun, nel Ciad e nel Niger. Anche la Repubblica centroafricana  risente di un conflitto interno tra gruppi cristiani e ribelli filo islamici.

Questa, molto sintetica, è la situazione di crisi presente nel continente nero che conferma la tesi dell’utopia di una pace mondiale.  Ma intanto cosa fa l’Europa?. Niente, naturalmente perché non è proprio in grado di sviluppare una propria strategia di sviluppo lungimirante con i Paesi africani né di aumentare la propria capacità d’intervento; in questo quadro si inserisce anche il ritardo della risposta internazionale per il contenimento dell’epidemia dell’ebola. E che fine ha fatto il rapporto antico che legava il nostro Paese all’Africa?

Oggi sembra alquanto inadeguato rispetto alle sfide del futuro, nonostante le  nostre capacità e le nostre eccellenze da esportazione. L’unico Paese che ha capito quali sono veramente le immense potenzialità del continente africano è la Cina che ha instaurato ormai da anni stretti e proficui rapporti commerciali con diversi Stati africani.

 

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