22/04/20 Differenziata in ufficio, come smaltire correttamente i toner?

ROMA. Il vostro ufficio è dotato di simpatici e ordinati contenitori in cartone per la raccolta differenziata, quelli che in gergo tecnico si definiscono ecobox. Uno per la carta, uno per la plastica, insomma tutto sembra disposto nella maniera più ordinata possibile se non fosse per i toner, un oggetto misterioso che non sono molti a sapere esattamente come smaltire.

Che il recupero di questi materiali esausti sia fondamentale per la sicurezza dell’uomo e dell’ambiente risulta piuttosto intuitivo. A chi non è mai capitato di dover cambiare un toner esaurito? Ecco, un’operazione che avrete imparato a condurre con i guanti considerata la polverina che sovente si sparge al dislocamento del toner dal suo apposito slot. Quella polverina in realtà è ciò che si definisce tecnicamente toner, parola che invece usiamo comunemente per tutto l’insieme di tamburo, cartuccia e varie componenti meccaniche. Quella polverina definisce la specialità del rifiuto in questione, e quindi la sua impossibilità ad essere smaltito nella plastica comune.

Secondo la revisione del 2002 del Catalogo Europeo dei Rifiuti i codici CER con cui vengono identificati comunemente i toner sono:

 

08 03 17 per quelli contenenti sostanze pericolose; 08 03 18 per quelli che invece non vengono ritenuti pericolosi.

 

In ogni caso si tratta di rifiuti speciali poiché non vengono prodotti in ambiente domestico, infatti si trova comunemente in uffici pubblici e privati. Ma una volta che abbiamo estratto il toner ormai scarico, cosa farne?

Ebbene, la procedura è normata dal DL 152 del 2006 (norme in materia ambientale) sancisce che il responsabile del rifiuto è colui che lo ha prodotto. Quindi partiamo dalla responsabilità: questa o è dell’amministratore dell’ufficio o della società che eventualmente ha avuto in appalto la gestione dei toner di quell’azienda, che quindi si occuperà della sostituzione e dello smaltimento.

Chi non ha stipulato questo tipo di contratto con una società terza è quindi responsabile del rifiuto che produce, ciò non vuol dire che debba occuparsi del suo smaltimento. Infatti la legge dice che è autorizzata a questa operazione solo una società iscritta alla Categoria 8, ovvero attività di intermediazione e commercio di rifiuti senza detenzione. Quindi la responsabilità è quella di contenere in modo appropriato il rifiuto prodotto in attesa che la società addetta al suo trasporto (di cui va verificata l’autorizzazione allo smaltimento) venga a recuperarlo.

Questa società dovrà produrre un documento che si definisce FIR, Formulario di Identificazione dei Rifiuti. Saranno 4 le copie:

 

due per il proprietario, una al momento della raccolta e una seconda a smaltimento avvenuto; una per chi trasporterà il rifiuto; una per l’impianto di destinazione.

 

Come detenere correttamente i toner esausti in azienda in attesa dell’intervento della ditta di smaltimento? La soluzione più semplice, ed ecologica, consiste nel ricorso agli ecobox per la raccolta differenziata a cui si accennava in precedenza. I contenitori in cartone per la raccolta dei toner esausti, nello specifico, sono sempre dotati di sacchi in materiale plastico (generalmente polietilene) al loro interno, così da contenere al meglio e in maniera del tutto sicura i consumabili per stampanti stipati al loro interno.

E i toner contenenti sostanze pericolose? Anche quelli possono essere riposti insieme agli altri, previo imbustamento in un involucro di plastica che ne contenga un eventuale spargimento di polveri.

Chi sbaglia, anche in questo caso, paga. La sanzione amministrativa per chi non segue la legge va da 2.600 a 15.500 euro, per i toner 08 03 17 invece la sanzione passa da 15.500 a 93.000 euro.

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