05/11/13 Caso Moro, perquisita la casa di Ladu: accusò lo Stato di sapere tutto

ROMA. Non bastano 35 anni per cancellare i giorni che hanno lasciato un solco deciso nella storia italiana.

Il sequestro di Aldo Moro, ad opera delle Brigate Rosse, resta nella mente di chi ha vissuto gli anni della paura, gli anni del radicalismo politico che si teneva in bilico sul filo del terrorismo.

Il nuovo tassello del mosaico "caso Moro" è occupato dall'ex sottoufficiale della Guardia di Finanza, in servizio, all'epoca, a Novara, Giovanni Ladu, 56enne, la cui abitazione è stata perquisita dai carabinieri del ROS in data odierna. L'uomo, in passato, anche sotto falso nome, aveva mosso accuse contro i vertici istituzionali, affermando che loro, nonostante fossero a conoscenza del luogo di prigionia di Aldo Moro ( lo stabile romano di via Montalcini), non posero in essere alcun tentativo di liberazione del Presidente di Dc. Le  parole di Ladu ponevano le basi su alcuni servizi di controllo effettuati dal finanziere personalmente all'interno dell'edificio.

La testimonianza dell'ex finanziere è stata, poi, riportata da Ferdinando Imposimato nel suo libro "I 55 giorni che hanno cambiato l'italia". Già nel 2011, Imposimato aveva iniziato ad accennare qualcosa del contenuto del suo libro: ''La verità sul caso Moro è più vicina e vogliamo conoscerla, anche per onorare la memoria dei martiri di via Fani. Senza paura e con fiducia nella giustizia. Ma non c'e' giustizia senza verità. La vicenda Moro si riapre perché esiste una denuncia fatta da un brigadiere della Guardia di Finanza, G.L., che appare persona attendibile. E' stato militare dei bersaglieri presso il Battaglione Valbella, di stanza ad Avellino, insieme ad altri 40 commilitoni. Una parte di questi fu portato a Roma, con lo scopo di liberare un 'importante uomo politico'. Questo accadeva durante il sequestro Moro, dopo il 20 aprile 1978, data in cui i militari del 'commando' sarebbero arrivati a Roma''.

Il presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione spiegò, poi, la vicenda di Ladu per filo e per segno: ''Il brigadiere G.L. viene a sapere che la sua presenza a Roma, insieme ad altri militari, anche stranieri, era finalizzata alla liberazione di questo 'importante uomo politico'. A Roma questa presenza si protrae per 15-20 giorni. Era stato loro detto che l'operazione doveva essere fatta l'8 o il 9 maggio 1978, e avevano capito che lì c'era Moro. Anzi, uomini di questo 'commando' erano stati anche portati in via Montalcini, in un altro edificio vicino a quello in cui era stata individuata la prigione del politico Dc. Ladu sostiene di aver visto anche la famiglia che abitava nell'appartamento sovrastante quello in cui era prigioniero Moro. Ma l'8 maggio arriva un 'ordine superiore': il blitz viene annullato e tutti gli agenti e i militari devono tornare nelle strutture di origine. Nel momento in cui i militari vengono a sapere che l'operazione era stata annullata  hanno una reazione perchè avrebbero voluto liberare l'ostaggio. Fu detto loro di dimenticare quello che era successo. E calò il silenzio su tutto''.

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