21/04/15 Processo Crac del Credito cooperativo: Verdini non presente in aula

FIRENZE. Oltre a Denis Verdini, accusato di bancarotta fraudolenta, sono 43 le presone imputate per il fallimento del credito cooperativo fiorentino, che ha chiuso i battenti nel 2012. Gli imputati sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita, truffa e irregolarità rispetto alle normative bancarie.

Durante il processo Verdini non era presente in aula. Il tribunale, per una questione di notifica, ha stralciato dal processo le posizioni di due società editoriali coinvolte, la Società toscana di edizioni e la Settemari, entrambe fallite nel 2014: per esse ci sarà un processo a parte. Tra le questioni preliminari finora affrontate, il collegio ha ammesso le riprese televisive in aula, a cui le difese non si sono opposte, ma specificando che i giudici non vogliono essere ripresi. I presunti responsabili delle tangenti in Italia “sono finiti sotto inchiesta con un ritardo pazzesco, quando ormai nel Paese sono stati fatti i danni più gravi”.

Lo ha detto il costruttore pratese Riccardo Fusi prima di entrare al tribunale di Firenze stamani dove è imputato insieme ad altre 43 persone nel processo sulla bancarotta della Banca Credito Cooperativo Fiorentino, di cui è stato presidente per 20 anni Denis Verdini, amico di Fusi e coimputato nel processo. “I fatti mi danno ragione oggi – ha aggiunto Fusi parlando a Tgr Toscana – C’era un sistema degli appalti di cui non facevo parte ma in cui mi hanno messo in mezzo”.

Fusi fu coinvolto con la sua società di costruzioni nel filone di indagini sulla ripartizione degli appalti per i lavori del G8 promossa dalla Procura di Firenze e che fra i suoi risvolti ebbe anche il crac del Credito Cooperativo Fiorentino. Citando un altro filone d’inchiesta, quello per l’assegnazione dei lavori per la nuova Scuola Carabinieri di Firenze, Fusi ha detto: “In questo caso hanno indagato al contrario. E’ stata distrutta la mia azienda, una delle principali imprese italiane di costruzione”, mentre, parlando di un caso recente, Fusi ha detto che non è stato riservato lo stesso trattamento e quella azienda è ancora in attività. “Se il problema è Fusi, ditelo – ha ancora detto il costruttore – Lo sbaglio grosso è stato fare la persona perbene.

Io non ho nessun rimprovero da farmi. E’ stata distrutta un’impresa che c’era da tre generazione (la Btp, per cui è in corso un processo fallimentare a Prato, ndr), se si vuole ammazzare una persona ci siete riusciti”. Nel caso specifico della bancarotta del Credito Cooperativo Fiorentino l’inchiesta ha messo in evidenza che la gran parte dell’esposizione della Banca presieduta da Verdini era verso attività imprenditoriali di Fusi. 

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