23/05/14 Test Medicina: studenti insorgono contro il ministro Giannini: ‘’l’abolizione dei test è una manovra politica per accaparrarsi voti’’

NAPOLI. La decisione del ministro dell’Istruzione Giannini di abolire i test d’ingresso per le facoltà di Medicina, adottando così il modello francese, ha scatenato una vera e propria guerra mediadica da parte dei vari atenei. Studenti e docenti si sono schierati contro una decisione ritenuta scellerata e figlia delle ormai prossime elezioni Europee.

Le università italiane non sono pronte, sarebbe il caos” ha dichiarato Giuseppe Paolisso, professore ordinario e preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia della Seconda Università degli Studi di Napoli, che ha poi aggiunto “ci sembra soprattutto una trovata ad effetto, che non tiene conto delle problematiche reali. Se in Francia i test non ci sono e il sistema funziona è perché loro sono abituati così da anni. Cambiare tutto in pochi mesi è folle”.

Dire che siamo critici è un elegante eufemismo. Ci sarebbero seri problemi organizzativi, di natura logistica e funzionale”, afferma il professor Paolisso. “Le facoltà italiane sono attrezzate per ospitare un numero contingentato di iscritti, in base alle aule a disposizione, le strutture ospedaliere, il rispetto del rapporto studenti/docenti”, spiega. “A Napoli, ad esempio, siamo tarati per un numero di 440 studenti. Se dovessero diventare all’improvviso mille o duemila il sistema andrebbe sicuramente in tilt”.

Ma cosa prevede il modello francese?

Il primo anno è concesso a tutti ed è diviso in due semestri: il primo è comune a tutti gli indirizzi, dunque medicina, odontoiatria, studi farmaceutici e ostetricia. Al termine dei 6 mesi iniziali gli studenti sono sottoposti a delle prove per testare le competenze acquisite e quelli che si classificano male possono essere orientati verso altri rami dell’università. Sono previste unità didattiche sulla base delle quali vengono attribuiti dei crediti. Nel secondo semestre si scelgono una o più unità didattiche con un percorso più specifico, oltre alla formazione congiunta. Al termine di questi 12 mesi ci si trova davanti il primo vero spartiacque: l’esame di sbarramento.

La prova – molto dura e basata su temi specifici di medicina esplorati durante l’anno – si può tentare solo due volte. In caso di fallimento, non resta che gettare la spugna, a meno di ottenere una deroga eccezionale. I due anni successivi completano un ciclo. Gli studenti ottengono così il Diploma di formazione generale in scienze mediche, un titolo che chiude la prima parte degli studi per il Diploma statale di dottore in medicina. Questa fase comprende 6 semestri di formazione valida per l’ottenimento di 180 crediti europei. In tutto, però, il percorso di studi per arrivare a indossare il camice bianco si divide in tre cicli: il primo di ‘formazione generale’ dura 3 anni, seguito da un altro triennio di formazione approfondita e da ulteriori 3 o 5 anni di studi specializzati. La durata totale della formazione di un medico varia dunque da 9 (medicina generale) a 11 anni (specialità). Con due importanti banchi di prova: l’esame del primo anno e le prove di classificazione nazionale alla fine del sesto anno.

Intanto, questa mattina, moltissimi studenti armati degli hashtag #gianniniamicadeibaroni e #iltestnonsitocca, si sono dati appuntamento su Twitter per esprimere il loro disprezzo contro questa scelta scellerata e inondando di messaggi il profilo ufficiale del ministro Giannini.

 

 

 

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