21/05/14 Ma l'Europa ci salva davvero? ottava parte

Negli articoli precedenti abbiamo dato voce a coloro che nutrono un profondo scetticismo nei confronti dell’Unione europea e della sua moneta unica. In questo articolo daremo spazio invece ai sostenitori dell’euro, che vedono nell’Europa unita la soluzione e non la causa di tutti i nostri problemi. In particolare, metteremo sotto la lente d’ingrandimento un programma, quello delineato dal Sottosegretario alla Difesa, Onorevole Domenico ROSSI, dei Popolari per l’Italia, che crede profondamente nell’Unione europea ma con le dovute, necessarie riforme. L’Onorevole ROSSI, candidato alle prossime elezioni europee insieme al NCD di Alfano e all’UDC, ha spiegato innanzitutto che non è possibile rinunciare all’euro perché la moneta unica assicura stabilità politica e rende competitivi i mercati  dei Paesi membri in ambito internazionale. Le cose, è inutile nasconderlo, non sono affatto andate bene in questi ultimi anni perche’ in Europa manca una eclettica visione d’insieme. L’Unione europea appartiene  in egual misura a tutti i cittadini dei Paesi dell’Eurozona, anche a quelli che si trovano in serie difficoltà e non riescono ad arrivare alla fine del mese. La Ue deve cambiare le sue strategie: meno austerità e più convinzione ed incisività a favore dello sviluppo e dell’occupazione. In sostanza, c’è bisogno di una nuova e più convinta forza propulsiva. Uno dei problemi da risolvere è la riforma dei mercati finanziari attraverso regole certe e il miglioramento dell’unione bancaria per fare in modo che tutte le banche seguano gli stessi criteri. L’Europa non deve penalizzare i suoi cittadini, come purtroppo è successo sinora, ma deve al contrario aiutare tutti i Paesi, soprattutto quelli che mostrano un’economia più debole, creando nuovi posti di lavoro. Occorre assolutamente un’Europa solidale che difenda i Paesi in difficoltà e sia in grado di lottare contro la povertà dilagante. Una Europa dal volto nuovo, che rispetti le diversità e le differenti situazioni di ogni Stato membro. Per fare ciò, occorrono  riforme profonde e mirate: innanzitutto eliminare gli sprechi e razionalizzare i finanziamenti, puntando tutto sull’occupazione;  poi creare politiche economiche nuove, capaci di attrarre investimenti e di favorire la crescita, lo sviluppo e il lavoro. Inoltre, bisogna dare maggiore impulso alla piccola e media impresa, investire nella tecnologia e nella ricerca, puntare sulle energie rinnovabili. L’economia, in sostanza, deve servire il popolo e non viceversa. Sinora purtroppo si può dire che le politiche comunitarie sono state un mezzo fallimento. Con Schengen sono stati aboliti i confini tra Stato e Stato all’interno della UE; ora è necessario difendere tutti insieme i confini esterni, creando al più presto, una difesa unica europea che costerebbe molto di meno ed avrebbe una indiscutibile maggiore potenzialità. E’ indispensabile inoltre che l’Europa fornisca l’aiuto necessario per prestare soccorso alle ondate migratorie che arrivano quotidianamente sulle nostre coste. E’ altresì indispensabile cominciare a pensare ad una politica estera comune, con univocità d’intenti, nei confronti di tutte le crisi, ucraina, siriana e dell’area mediterranea, con un occhio sempre vigile al terrorismo internazionale. Una politica comune, molto più incisiva per far fronte anche ai cambiamenti climatici e ai disastri ambientali. E’ chiaro naturalmente che per ogni azione errata, per ogni opportunità persa, per ogni potenzialità non incoraggiata, finiranno col pagare ancora i soliti cittadini, specie quelli appartenenti ai Paesi con l’economia più debole. Del resto, il destino lo costruiamo noi stessi.

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