23/01/14 Matteo Renzi: più restauratore che rottamatore

ROMA. Quando con il Congresso di Vienna nel 1814, il processo  di ristabilimento del potere dei sovrani assoluti in Europa, voluto dalle grandi potenze di Austria e Russia e i Regni di Prussia e Gran Bretagna, prese corpo e fu definito "Ancien Règime”, cominciò un periodo definito di  “Restaurazione”.

Nel senso più comune il termine “Restaurazione” era inteso come movimento reazionario che avrebbe voluto avversare le idee di innovazione portate dalla rivoluzione francese. Una manifestazione prettamente politica che andava estendendosi in termini culturali e persino filosofici con la forza dell’idealismo. Nel Congresso si erano messe a confronto (come del resto anche oggi), due posizioni politiche contrapposte: il voler conservare ed il voler progredire attraverso un compromesso col passato storico. Nell'età della Restaurazione si avanzava con una nuova concezione storica che smentiva quella degli illuministi basata sulla capacità degli uomini di costruire e guidare la storia con la ragione.

Se nel periodo della Restaurazione si cercava di cancellare tutto ciò che era accaduto dalla Rivoluzione a Napoleone, oggi, dopo il fallimento di un percorso della politica basato su un sistema bipolare ed il deleterio risultato reso dal compromesso politico tra le due forze precedentemente opposte, si guarda, allo stesso modo, in direzione di un “cambiamento” come reazione ad un passato, ma tenendo in poca considerazione le esperienze già maturate .

 

La nostra ricerca di cambiamento in riferimento al periodo della Restaurazione può farci intuire il ripetersi (sebbene in modo non uguale), di alcuni percorsi storici. Oggi si pretende questa svolta come reazione ad una politica che nell’ultimo ventennio non ha saputo costruire riforme e dialogo col cittadino, il quale, con le ultime manifestazioni di piazza, sotto la guida di Beppe Grillo, pare aver intrapreso, in modo più soft, la sua piccola rivoluzione francese.

Il neo imperatore della politica, Matteo Renzi, appare oggi più un “restauratore” che un vero “rottamatore”, proseguendo in un’opera di ristrutturazione del sistema connessa a quella che nel passato pretendeva di passare come opera in favore di una visione progressista. La sua attività politica appare sempre più decisa, anzi “decisionista”, e suona un pò come reazionaria rispetto ad una sua prima volontà di voler procedere verso un cambiamento di certe figure, non guardando con la dovuta attenzione alla riqualificazione di un utile impianto politico istituzionale.

Vincenzo Cacopardo

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