28/07/15 L’Unione europea cerca di distruggere le eccellenze agroalimentari italiane

ROMA. Ogni ora chiudono in Italia quattro esercizi commerciali. Chiudono a causa della crisi economica, della insostenibile pressione fiscale e dell’uso ormai sempre più diffuso della moderna tecnologia (internet).

Chiudono i cinema, spariscono le edicole, soffrono i ristoranti, gli alberghi, le agenzie di viaggio e persino le pizzerie, sostituite prontamente da kebab orientali. Falliscono migliaia di negozi di abbigliamento, di calzature, di articoli da regalo. E con essi chiudono migliaia di posti di lavoro. Miglior sorte invece per gli immigrati con il senso degli affari e con aspettative di guadagno più basse.

Infatti, spuntano su ogni marciapiede delle nostre città migliaia di bancarelle gestite da personale extra comunitario. Ed anche il commercio in rete continua a crescere inesorabilmente. Ciò nonostante diverse imprese nazionali resistono ad oltranza sfidando la crisi e le tasse, ma fino a quando lo potranno fare? Un caso emblematico e di scottante attualità è rappresentato dalle nostre eccellenze agroalimentari mostrate, con grande orgoglio, agli occhi del mondo nei padiglioni dell’Expo.

L’Unione Europea, tuttavia, ha deciso di dare un ultimatum al nostro Paese: ha imposto di produrre formaggi senza latte. Dopo la cioccolata senza cacao ed il vino senza uva, per la Commissione europea i formaggi dovranno essere fatti senza latte altrimenti c’è il rischio di frenare il mercato unico e di danneggiare i maggiori produttori di latte in polvere come l’Olanda e la Germania.

Ci dovremo adeguare a questo diktat per non subire ulteriori procedure di infrazione o opporci con tutte le nostre forze?. Dovremo dire addio alle eccellenze di casa nostra e quindi addio alla qualità dei nostri  prodotti alimentari o spingere il Governo a difendere in sede europea tutto ciò che c’è di buono nell’alimentazione nazionale?

Ma i nostri politici che siedono in Commissione e percepiscono stipendi generosi sono in grado di farlo? Sul piano internazionale non  abbiamo un gran peso. Proprio per questo,  quasi tutte le specialità di casa nostra rischiano di ridursi ai minimi termini, se non di sparire e di perdere la qualità che li contraddistingue. Saranno soverchiate  dai doppioni senza qualità degli altri paesi europei che producono a costi nettamente inferiori?. E cosa potrà succedere ancora quando sarà approvato il Trattato Transatlantico di libero scambio con gli USA (TTTP). Se le indiscrezioni sinora trapelate fossero vere, per i nostri mercati agroalimentari sarebbe un disastro.

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