15/05/14 Ma l'Europa ci salva davvero? quinta parte

ROMA. Dopo aver espresso la visione di coloro che si dichiarano decisamente contrari alla moneta unica e soprattutto alla stretta, angosciosa osservanza dei parametri richiesti dall’Unione europea, è giunto il momento di sottolineare quanto ci costa realmente l’Europa. Facciamo, al riguardo, alcuni esempi. Mentre i cittadini europei sono costretti a barcamenarsi tra crisi e tasse in nome della più rigida austerità, Bruxelles, meno di un anno fa, vara un curioso programma di cooperazione internazionale dai costi esagerati ( 4 milioni di euro): far conoscere ai cittadini europei la storia degli Omayyad, discendenti di Maometto. E poi tanti altri programmi, anche questi dai costi proibitivi( oltre 10 milioni di Euro)  per organizzare dibattiti improduttivi con i Paesi nordafricani. C’è da chiedersi allora, dove finiscono tutti quei soldi?. Diversi milioni di Euro sono stati regalati a Paesi come il Mali per istituire un centro di consulenza sul lavoro, al Malawi e all’Uganda. Quante spese folli. Viceversa, ora che l’immigrazione verso l’Italia ha assunto proporzioni preoccupanti, che fa l’Europa?. Decide di tagliare i fondi, lasciando sulle nostre spalle tutto il peso dei soccorsi e dell’assistenza. Pensate che è stato approvato dalla UE un contributo di 3 milioni di Euro per finanziare i Paesi che incoraggiano l’uso degli insetti in cucina. Ma si possono dilapidare così i fondi comunitari mentre moltissimi cittadini europei tirano ogni giorno la cinghia?. Questo tuttavia è niente rispetto ad altre spese più contenute, ma sicuramente ancor più folli, come quelle per finanziare una compagnia di danza e canto inglese specializzata nel combinare i suoni di sassofoni e clarinetti con i rutti. Certo, direte, non è facile emettere quei rumori a suon di musica, ma sicuramente se ne poteva fare a meno. Gli sprechi, comunque, non finiscono qui. Finanziamenti cospicui sono stati elargiti per studiare le condizioni di lavoro dei giocatori di basket, per sovvenzionare seminari per gli amanti del golf, per studiare programmi sulle soste dei ciclisti, per incentivare la connessione emotiva dei contadini con il paesaggio che li circonda etc. Noi italiani versiamo nelle casse di Bruxelles  più di 5 miliardi l’anno, molto di più naturalmente di quanto ci torna indietro. L’Europa a questo punto non è certo un buon affare per il nostro Paese. Pensate che utilizziamo non più del 50% dei fondi stanziati. E questo perché?. Perché c’è troppa burocrazia, perché c’è mancanza di progettualità, perché vi sono come sempre lentezze incomprensibili. Ma questo è solo un problema italiano?. No, perché anche altri Paesi hanno lasciato inutilizzati i fondi destinati allo sviluppo, il fatto è che  l’Italia in questa classifica negativa primeggia purtroppo come al solito. La scarsa capacità di gestire i fondi nel nostro Paese si rivela ahimè sia quando non si riesce a spendere i soldi a disposizione, sia quando si riesce a spenderli male.  Per motivi di spazio continueremo la nostra indagine negli articoli successivi.

Il Picconatore Dolce

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