20/02/15 L’utopia di una pace mondiale : la crisi libica. Parte terza.

ROMA. Un’altra area di crisi si registra in Libia e nei territori martoriati della Siria e dell’Iraq .I terroristi dell’Isis o dello Stato islamico del califfato , come preferite, sono tornati a minacciare il nostro Paese con un nuovo ed inquietante messaggio lanciato su twitter :  la conferma  del progetto di raggiungere Roma attraverso la Libia.

  Mentre all’ONU si lavora incessantemente per trovare una soluzione alla crisi libica, l’Egitto che dispone di oltre 250 caccia F 16, presenta un piano che prevede l’uso della forza nei confronti delle truppe del califfato, attraverso il ricorso  ai bombardamenti aerei e alle truppe di terra. 

L’obiettivo della Comunità internazionale invece è un altro:  seguire la via diplomatica, nel senso di mettere d’accordo le varie fazioni che si fronteggiano in Libia, in un contesto di unità nazionale anti Isis e convincere le comunità islamiche di tutto il mondo a combattere il terrorismo. Vedremo se la via della diplomazia riuscirà a ridurre il caos che regna sovrano nel Paese oppure se giocoforza la comunità internazionale dovrà cambiare idea.

Lo sviluppo delle attività terroristiche dell’Isis prima nella terra di nessuno tra Siria e Iraq ed ora il Libia, insieme agli effetti della crisi petrolifera,potrebbe incidere significativamente sulla stabilità di molti altri Paesi, tra cui proprio l’Egitto, la Giordania, l’Algeria ed il Libano. E’ vero tuttavia che in Siria ed Iraq un’alleanza tra milizie volontarie sciite ed esercito regolare sta cogliendo qualche successo contro i terroristi  con l’aiuto degli aerei della coalizione.

Ed è vero anche che col passare del tempo, le forze del califfato possono gradualmente logorarsi, nonostante i finanziamenti forniti da diversi Paesi islamici, e perdere anche il consenso delle popolazioni sotto occupazione. Ma è altrettanto vero che in questo momento la crisi dovuta al collasso della Libia della Siria e dell’Iraq non può trovare una rapida soluzione, anzi potrebbe addirittura  contagiare i Paesi limitrofi. Senza contare poi la gigantesca massa di rifugiati, difficilmente gestibile, che coinvolge una catena di Stati come la Turchia, il Libano,la Giordania, l’Iran nonchè l’Europa.

In questo contesto, occorre tener conto che l’Unione Europea oggi ha uno scarso peso politico e militare anche perché è strutturalmente incapace di mettere a punto progetti strategici nelle aree di crisi. Pertanto, nonostante l’indignazione di tutta la comunità internazionale per i continui e brutali atti di violenza condotti dall’Isis, le uniche forze in campo che combattono con le armi  lo stato islamico sono solo l’Egitto, le milizie sciite irachene e le forze curde dei peshmerga . L’ipotesi diplomatica dovrà superare lo scoglio della guerra civile libica. Nessuno dei due blocchi contrapposti ha il controllo del territorio ed entrambi esigono il riconoscimento internazionale.

Ma torniamo adesso alle esplicite minacce di invasione rivolte dai terroristi al nostro Paese.  Una invasione armata ?. Ritengo proprio di no, sarebbe la fine del califfato. Qualche missile su Roma?. Anche questa ipotesi sembra poco probabile, perché almeno per il momento  le truppe del califfato non dispongono di arsenali missilistici adeguati.

Un attacco aereo con velivoli sottratti alla Siria, all’Iraq o alla stessa Libia?. Non direi anche perché la nostra difesa aerea è molto organizzata. E allora?. Io avrei un’altra ipotesi da esplorare, giudicate voi : l’invio con la forza di migliaia di profughi sulle nostre coste per ridurre definitivamente al collasso i centri di accoglienza, le città e i piccoli comuni, con le conseguenze che tutti possono immaginare.

Come soddisfare i bisogni primari di enormi masse di rifugiati, mangiare, bere, dormire sotto un tetto. Come li potremmo mantenere?. Senza contare poi il rischio di disordini sociali e di eventuali infiltrazioni di terroristi tra gli immigrati. Speriamo che ciò non si avveri.

 

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