04/08/15 Strage di Bologna, Grasso: ''La verità non va in prescrizione, dobbiamo dare risposte''

BOLOGNA. Durante la celebrazione del 35esimo anniversario della strage della stazione di Bologna è Pietro Grasso l'ospite più tteso.  Grasso ha parlato in piazza, mentre il sottosegretario Claudio De Vincenti, in rappresentanza del governo, ha incontrato i familiari delle vittime.

"Bologna non dimentica". Questo lo striscione in testa al lungo corteo nel cuore della città aperto dai familiari delle vittime con le gerbere bianche appuntate al petto e confluito nella piazza della stazione. Nessun fischio. Nessuna contestazione.

Ma la richiesta, presente con forza su cartelli e striscioni, di non dimenticare quella bomba.

Tutti uniti, istituzioni e cittadini, nel chiedere piena verità  e giustizia per arrivare ai mandanti. Cosi' si e' caratterizzata la commemorazione del 35esimo anniversario della strage alla stazione di Bologna.Un 2 agosto appena sfiorato dalle tensioni della vigilia per le "mancate promesse del governo" più volte lamentate dall'Associazione dei familiari.

Il governo, attraverso le assicurazioni in Consiglio comunale da parte del sottosegretario De Vincenti, ha garantito l'impegno per l'approvazione del reato di depistaggio, per la completa applicazione della legge sui risarcimenti ai familiari delle vittime (206/2004) e per il corretto funzionamento della direttiva del premier sulla declassificazione degli atti sulle stragi. Parole accolte con favore dal presidente dell'Associazione Paolo Bolognesi che spera di mettere, con quest'anno, la parola fine a polemiche e mancanze.

Intanto, dopo il minuto di silenzio in memoria delle vittime scandito dai tre sibili di locomotore, è  stato unanime il coro di voci tra la piazza e le istituzioni (locali e nazionali) per arrivare ad una piena verità e giustizia.

Intanto la Procura, dopo aver ottenuto dal gip l’archiviazione della ‘pista palestinese’ (secondo cui la strage fu una ritorsione dei palestinesi per l’arresto di un loro leader), ha tuttora aperta un’inchiesta per trovare i mandanti dei tre neofascisti condannati, Giusva Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini. 

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