24/01/18 ROCCO CHINNICI: È così lieve il tuo bacio sulla fronte.

ROMA. Ieri sera, 23 Gennaio, è andato in onda su Rai Uno, un film che ha raccontato la storia del magistrato Rocco Chinnici, vittima di Cosa Nostra. Con protagonisti Sergio Castellitto nel ruolo del magistrato e Cristiana Dell'Anna, con una pazzesca interpretazione, nei panni di Caterina Chinnici

Rocco Chinnici fu ucciso il 29 luglio 1983 con una Fiat 126 verde imbottita con 75 kg di esplosivo parcheggiata davanti alla sua abitazione in via Pipitone Federico a Palermo all'età di cinquantotto anni. Ad azionare il detonatore che provocò l'esplosione fu il sicario della mafia Antonino Madonia. Accanto al suo corpo giacevano altre tre vittime raggiunte in pieno dall'esplosione: il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi, l'appuntato Salvatore Bartolotta, componenti della scorta del magistrato, e il portiere dello stabile di via Pipitone Federico, Stefano Li Sacchi. L'unico superstite fu Giovanni Paparcuri, l'autista. Ad accorrere fra i primi furono due dei suoi figli, ancora ragazzi.

Le indagini e i processi per la morte:

In Assise il giudice Antonino Saetta si contraddistinse per le dure pene inflitte ai sicari di Rocco Chinnici; fu anche lui ucciso, insieme al figlio Stefano, in un tragico attentato il 25 settembre 1988 a Caltanissetta.Il processo per l'omicidio ha individuato come mandanti i cugini Nino e Ignazio Salvo, e si è concluso con 12 condanne all'ergastolo e quattro condanne a 18 anni di reclusione per alcuni fra i più importanti affiliati di Cosa nostra.

La lotta a Cosa Nostra:

All'inizio degli anni ottanta a Palermo, imperversava la seconda guerra di mafia: la fazione dei Corleonesi e quella guidata da Stefano Bontate e Gaetano Badalamenti (cui faceva parte anche Tommaso Buscetta, scappato in Brasile) si contendevano il dominio sul territorio, al punto che tra il 1981 e il 1983 vennero commessi circa 600 omicidi e la seconda  risultò perdente. Anche numerosi uomini delle istituzioni italiane, che avevano tentato di combattere la mafia attraverso nuove leggi, indagini ed azioni di Polizia, caddero sotto i colpi della mafia; tra questi il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, il segretario provinciale democristiano Michele Reina, il commissario Boris Giuliano, il giornalista Mario Francese, il candidato a giudice istruttore di Palermo di Palermo Cesare Terranova, il presidente della Regione siciliana  Mattarella, il procuratore Gaetano Costa, il segretario regionale siciliano del PCI Pio La Torre e molti altri ancora.  Chinnici ebbe l'idea di istituire una struttura collaborativa fra i magistrati dell'Ufficio (poi nota come pool antimafia), conscio che l'isolamento dei servitori dello stato li espone all'annientamento e li rende vulnerabili, in particolare i giudici e i poliziotti poiché, uccidendo chi indaga da solo, si seppellisce con lui anche il portato delle sue indagini. Diedero vita così al pool antimafia, con lo stesso Chinnici, Falcone, Borsellino, Leonardo Guarnotta e Giuseppe di Lello. Il pool antimafia non ebbe vita lunga. Alla fine del 1987, una volta concluso il primo grado del maxiprocesso, Caponnetto, ritenendo sostanzialmente concluso il suo compito, decise di tornare nella sua Firenze, lasciando quindi il posto di consigliere istruttore presso il tribunale di Palermo. 

n suo onore nel 1985 è stato istituito il "Premio Rocco Chinnici". Nel 2014 la figlia Caterina, anche lei magistrato, ha pubblicato un libro di ricordi dal titolo. 

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