21/11/14 Le minacce dell'Isis e le preoccupazioni dell'Occidente

ROMA. Lo stato islamico dell’Iraq e della Siria (ISIS) è un’organizzazione terroristica, probabilmente la più ricca al mondo, che ha proclamato la rinascita del Califfato nei territori occupati, spargendo il terrore tra le popolazioni dei due Stati, ed in particolare tra gli yazidi, i cristiani e gli sciiti, considerati apostati. Gli Stati Uniti, alla guida di una coalizione costituita da forze aeree inglesi, francesi, olandesi, belghe, australiane, canadesi e danesi, stanno conducendo, come è noto,  violenti bombardamenti contro l’esercito del Califfato per contrastarne l’avanzata. Il supporto logistico alla coalizione è fornito anche da alcuni Stati arabi come il Bahrain,il Qatar,l’ Arabia Saudita,la Giordania e gli Emirati Arabi Uniti. Dai combattimenti sono state escluse sinora le truppe di terra ma, sappiate, che il dibattito politico sul tema è ancora aperto. Soldati americani e britannici comunque stanno addestrando le forze curde che si contrappongono all’ISIS nel nord dell’Iraq. Il primo bombardamento americano sugli obiettivi dello stato islamico è iniziato l’8 agosto di quest’anno ed i raid da allora sono proseguiti ininterrottamente. Successivamente, sono intervenute le forze aeree inglesi,  francesi e degli altri Paesi della coalizione. Il potenziale bellico impiegato è costituito non solo da velivoli da caccia (F-15, F-16, F-18 e F-22, Rafale e Tornado) ma anche da piccoli aerei teleguidati (droni ) adatti al bombardamento. Il parlamento turco,  sinora rimasto inerte di fronte ai massacri, ha recentemente approvato una mozione per permettere alla coalizione di utilizzare il suo territorio e ai suoi militari di varcare i confini. Altri stati come la Germania, l’Italia, la Repubblica Ceca, la Polonia e l’Estonia hanno offerto  forme di assistenza alternative, quali la logistica, l’equipaggiamento militare e l’assistenza medica.  La Giordania ha effettuato Il primo bombardamento di uno Stato arabo sulle forze ISIS. Ma veniamo ora a sottolineare alcune considerazioni sulla durata della missione, sui relativi costi  e sulle potenzialità belliche del Califfato. Per quanto riguarda la durata della missione, considerate le forze messe in campo dall’ISIS, è opinione comune di tutti i governi che la campagna sarà molto lunga e costosa. Basti pensare che i   tornado inglesi che stanno bombardando le truppe del Califfo dovevano andare in pensione all’inizio del prossimo anno ma verranno mantenuti operativi almeno per tutto il 2015 se non oltre. I costi della missione, che in realtà non si conoscono nel dettaglio, saranno sicuramente altissimi: un velivolo tornado costa circa 6 mila euro l’ora. Ma qual è effettivamente la capacità militare dell’ISIS?. Anche su questo punto non c’è una stima precisa ma l’intelligence ritiene che i soldati del Califfo abbiano sottratto dai depositi militari dell’Iraq e della Siria un numero enorme di carri armati, autoblindo, mitragliatrici pesanti, lanciarazzi, missili terra-aria, cannoni antiaerei e fucili d’assalto . Si tratta quindi di un esercito ben equipaggiato e molto ben organizzato. Infatti i suoi combattenti, dopo i primi bombardamenti alleati, hanno  cambiato tattica e sono riusciti spesso a sottrarsi alla reazione della coalizione, evitando di formare convogli numerosi e quindi più vulnerabili e di usare i cellulari per comunicare. Hanno poi piantato le bandiere nere sulle case della popolazione civile per confondere le forze della coalizione. Attualmente, anche i radar più potenti non riescono a volte ad individuare le basi dei terroristi. E’ chiaro a questo punto che ci sarebbe bisogno di un intervento da terra che però risulterebbe troppo oneroso dal punto di vista economico. Gli attacchi alleati comunque hanno raggiunto l’obiettivo di rallentare l’avanzata dello Stato Islamico verso est ed hanno consentito  agli yazidi, una minoranza finita nel mirino dei terroristi, di  porsi in salvo e ai curdi di resistere nella roccaforte di Kobane. Purtroppo l’ISIS conta una riserva di armi e di munizioni talmente vasta da consentirgli di combattere fino a due anni senza problemi, nonostante i continui bombardamenti alleati. E a  questo proposito occorre sottolineare che da parte occidentale c’è stata sicuramente una sottovalutazione della forza delle milizie islamiste e, contemporaneamente, una sopravvalutazione della resistenza dell’esercito iracheno. Occorre tener presente inoltre che il Califfato ha una straordinaria capacità di ottenere il consenso della popolazione dei territori occupati, che accetta passivamente gli eventi.  Ma vediamo ora quali sono le principali preoccupazioni dell’Occidente.

 

Innanzi tutto, c’è paura da parte dei fedeli per il Santo Padre: c’è stata infatti una chiara minaccia al Pontefice che getta ombre sul  suo prossimo viaggio in Turchia ( 28-29 novembre). E’ da tempo poi che l’ISIS agita lo spauracchio  di un attacco al cuore della cristianità e qui si pone la domanda: si tratta di una minaccia vera o è solo pura propaganda? C’è da tenere in considerazione inoltre che qualche estremista islamico, rientrando in Occidente,  potrebbe mettere in atto le tecniche terroristiche acquisite, e  che il Papa, come tutti sanno, continua a dimostrare in tutte le occasioni di voler vivere il più vicino possibile a suoi fedeli e questo atteggiamento lo rende molto vulnerabile. Un altro aspetto che desta preoccupazione è l’appello lanciato dall’ISIS ai connazionali che vivono in Francia: “Attaccate Parigi avvelenando l’acqua e il cibo”. Si calcola al riguardo che combattano in Siria e in Iraq, tra le file delle milizie islamiche, più di 1000 cittadini francesi, e che le cifre, secondo altre fonti, si aggirino addirittura su 4000 unità. E così Parigi per reazione annuncia un incremento dei suoi  velivoli da caccia, immettendo nel teatro operativo altri 6 Mirage accanto ai 9 caccia Rafale già presenti. Un ulteriore elemento di preoccupazione è quello del reclutamento di nuovi adepti. Solo ora i governi occidentali si accorgono che un numero sempre maggiore di giovani sono partiti e continuano a partire dall’Europa per unirsi ai gruppi terroristici islamici. Si tratta di cittadini europei di seconda o terza generazione, soprattutto  francesi, che combattono ormai contro il loro stesso Paese ; ciascuno di loro tornando in patria può diventare un terrorista. Evidentemente sono figli e nipoti di immigrati che non sono riusciti ad integrarsi completamente nel tessuto sociale occidentale. Il loro reclutamento avviene principalmente in rete o attraverso reclutatori che fanno propaganda alla guerra santa. E poi ci sono quelli che raccolgono fondi o preparano viaggi per i nuovi volontari. E l’Italia come sta agendo nei confronti della coalizione? E’ notizia  di qualche ora fa che il Governo ha deciso di fornire un contributo più sostanzioso,  concedendo 4 velivoli Tornado pur con esclusivi compiti di ricognizione.

 

 Una considerazione conclusiva su tutto quello che sta accadendo: i francesi ,ed in parte gli inglesi, stanno uscendo brutalmente dal lungo sogno dell’integrazione che probabilmente non c’è mai stata nel loro Paese sia  a causa dell’altissimo tasso di immigrazione, sia  delle condizioni di vita assai difficili di alcuni quartieri periferici.  E da noi?. 

 

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