05/12/16 Lecco: lascia due figlie e il marito per arruolarsi con l’Isis

LECCO. Una donna di origini albanesi residente a Lecco è stata arrestata per aver abbandonato il marito e le due figlie maggiori, di 10 e 11 anni, per recarsi in Siria, insieme al figlio minore, e arruolarsi tra i militanti dell'Isis.

Era stato il marito, anche lui di origine albanese, a denunciare ai carabinieri la scomparsa della donna 34enne e del figlio. Le indagini sono state condotte dai carabinieri del Ros coordinati dalla procura distrettuale antiterrorismo di Milano. "Mandami il figlio e poi tu stai e fai quello che vuoi", le aveva chiesto quasi implorandola. Agghiacciante la risposta della donna al marito: "Tanto moriremo lo stesso".

In una conversazione con il padre, il figlio, che allora aveva 6 anni, manifestava tutta la sua "paura perché ci sono gli aerei che sganciano le bombe". 'Vuoi venire da papa'?', chiede il padre. "Sì, la mamma non mi lascia...la mamma si è vestita come un ninja. Le ho detto andiamo da papà perché devo andare a scuola, ma lei non mi lascia".

Per il figlio Valbona Berisha aveva pensato a un campo di combattimento per essere addestrato all'uso delle armi. "Mio figlio deve diventare un guerriero" è quanto racconta la donna a un'amica, come riferiscono gli inquirenti milanesi che sono riusciti a ricostruire il processo di "rapida radicalizzazione" subito dalla giovane albanese "che esprime in più occasioni la sua volontà di andare in Siria" per prestare il suo contributo al Califfato. "Dopo una vita quasi laica - spiega Alberto Nobili, a capo dell'antiterrorismo milanese - inizia a studiare il Corano, ad avere contatti con imam radicati, entra in contatto con un foreign fighters che gli procura i biglietti per partire". Ancora una volta sono i filmati trovati online l'arma principale con cui si la donna si "addestra" a diventare una combattente tra le fila dell'Isis.

L'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti della donna è stata emessa dal gip del Tribunale di Milano Manuela Scudieri. L'indagine, condotta dal Ros dei Carabinieri e coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e dal sostituto procuratore Alessandro Gobbis, ha permesso di accertare il percorso di radicalizzazione intrapreso dalla donna "che ha determinato, alla fine del 2014, la partenza per la Siria" insieme al figlio.

La radicalizzazione della donna, spiegano gli investigatori, "avveniva tramite la continua ed incessante consultazione di video e materiale propagandistico diffuso sul web, pubblicato da esponenti dell'organizzazione riconducibile allo Stato Islamico. Il suo trasferimento in territorio di guerra veniva determinato anche dalla previsione di unirsi in matrimonio con un soggetto macedone già combattente per il Califfato".

Nel corso delle indagini è stato possibile ricostruire il percorso seguito dalla donna per raggiungere la Siria, anche sfruttando appoggi presenti nell'area balcanica. Durante il trasferimento la donna, una volta giunta in Turchia, si è unita ad un nucleo familiare proveniente dalla Bosnia, anch'esso partito per raggiungere le zone di guerra. L'analisi del materiale informatico rinvenuto e sottoposto a sequestro ha consentito di rilevare una considerevole quantità di video di predicatori estremisti che incitavano al Jihad. Il marito ha più volte tentato di entrare in contatto con la donna, soprattutto per ottenere il ricongiungimento con il figlio minore.

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