24/02/15 L’utopia di una pace mondiale : le crisi in medio oriente e le tensioni asiatiche. Parte quinta.

ROMA. Abbiamo sottolineato negli articoli precedenti i contorni  dello sviluppo delle attività militari da parte delle forze del Califfato che, partendo dalle terre di nessuno tra Siria ed Iraq, hanno raggiunto la Libia e le sue coste, minacciando l’Europa e l’Italia in particolare. Questo scenario, unitamente alla crisi petrolifera, sembra destinato ad incidere negativamente, ancora per molto tempo, sulla stabilità di molti altri Paesi, tra cui, soprattutto, il Libano, la Giordania e l’Egitto.

C’è da aggiungere inoltre che i problemi che hanno creato la crisi economica e finanziaria globale non sono stati affatto risolti e che questa situazione di stress può produrre seri fattori di instabilità in diverse aree del mondo. Per quanto riguarda i territori siriano e iracheno, dove si combatte accanitamente,è poco probabile che la situazione possa migliorare almeno per i prossimi  tre anni, mentre è  possibile invece il rischio di una forte  destabilizzazione dei Paesi vicini. Ad esempio, lo Yemen che  sta cercando, pur faticosamente, di ricostruire uno stato efficiente ma sempre  sotto la minaccia terroristica.

Presenza di organizzazioni terroristiche, tra le più letali del mondo, si registrano soprattutto in Afghanistan e Pakistan, animate da ideologie estremiste a sfondo religioso e spesso finanziate da altri Paesi islamici. Attualmente, c’è da sottolineare che lo Stato afghano  non è assolutamente in grado di  imporre la sua forza con azioni offensive e di controllo del territorio. Nel sud est asiatico si registrano  forti tensioni :  in Thailandia e in Birmania c’è stata una sospensione dei principi democratici, tra Cina e Vietnam è sorta una pericolosa criticità dovuta alle iniziative destabilizzanti  nel Mar Cinese Meridionale, tra Cina e Taiwan una corsa agli armamenti per le rivendicazioni  nazionaliste nell’area, tra Cina e Usa  un confronto confinato, per fortuna, a soli aspetti politici ed economici.

C’è poi l’incognita permanente della Corea del Nord che ha un regime, come sapete, totalitario e militarista, soprattutto  in relazione allo sviluppo dei suoi arsenali nucleari. La crescita della forza militare giapponese, la crisi profonda dei rapporti tra Arabia Saudita e USA e i difficili negoziati sul nucleare con il disgelo delle relazioni tra Iran e USA sono altre realtà importanti da prendere in considerazione nel congestionato teatro asiatico. Non accenna a diminuire infine la difficile crisi tra Israele e Palestina dove, al contrario, si registra un ulteriore deterioramento.  Come abbiamo visto, la situazione globale del continente asiatico si presenta fluida e mutevole. Sul piano strettamente militare, la diffidenza tra i diversi Stati confinanti sta producendo una corsa agli armamenti  senza precedenti , con forti investimenti in nuove e più moderne tecnologie di guerra. 

Dai dati emergenti dai cinque articoli dedicati ai conflitti ed alle crisi internazionali, emerge chiaramente un dato significativo: è  molto difficile bloccare il fenomeno della guerra, lo si può soltanto arginare in alcune aree del mondo sperando che la pace conquistata  duri il più a lungo possibile.

 

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