12/01/15 Dietrofront del governo sull'operazione strade sicure

ROMA. Il 1 gennaio u.s. è stata revocata ufficialmente l’operazione  “strade sicure”,  per quanto riguarda l’utilizzo delle pattuglie miste cioè delle pattuglie costituite da personale militare e da personale delle forze di polizia. L’Esercito, secondo queste disposizioni, non dovrebbe più affiancare le forze dell’ordine nei servizi di sicurezza delle città.

Decisione definita irrevocabile per ridurre la spesa pubblica, ma adottata in barba ai cittadini che hanno visto sinora nella presenza dei militari un ombrello protettivo contro la dilagante criminalità. Né rinforzi per le forze dell’ordine, né prosecuzione della missione con pattugliamenti mirati nelle zone più critiche del territorio. In sostanza, una riduzione di circa 1250 militari rispetto al contingente previsto l’anno precedente di 4250 unità. Sembrava a questo punto che il Governo si fosse dimenticato del problema della sicurezza a favore di altre priorità anch’esse, senza ombra di dubbio, altrettanto importanti.

Una politica, comunque, di costante depotenziamento del comparto difesa e sicurezza a tutti i livelli. Niente più ronde miste nei punti nevralgici delle città,stop alle camionette per le strade e contestuale riduzione dei militari anche nei centri per immigrati; l’ ordine pubblico garantito solo dalle forze di polizia, ai militari solo il presidio degli obiettivi sensibili. Questo ridimensionamento ha comportato di fatto la cancellazione della loro presenza in 8 città e la fine delle pattuglie miste in tutto il nostro Paese.

Poi il 7 gennaio arriva il massacro di Parigi ed improvvisamente torna la paura del terrorismo: quanto accaduto in Francia potrebbe accadere anche in Italia. Immediatamente si verifica il dietrofront del Governo che si affretta ad annullare la decisione di ridurre il numero dei militari a presidio delle nostre città. L’orrore per quanto è successo in Francia gli fa cambiare idea, la sicurezza prevale sulla politica dei tagli.

Ma vediamo ora più nel concreto a cosa sono serviti sinora i 4250 militari impiegati nell’operazione strade sicure. La missione ha fornito indubbiamente risultati eccellenti. Il loro impiego è stato apprezzato soprattutto dai cittadini che hanno sottolineato in diverse occasioni la dedizione, la serietà, e la professionalità dei nostri ragazzi in divisa.

È fuori di dubbio infatti che i nostri soldati hanno contribuito ad aumentare la percezione della sicurezza. I dati statistici rivelano che nelle zone presidiate dai militari i reati della criminalità si sono drasticamente ridotti quasi del 50%. È ovvio quindi che ridurre il numero dei militari senza potenziare le forze di polizia, soprattutto in un momento in cui la criminalità, complice la crisi, ha rialzato prepotentemente la testa ed il terrorismo minaccia tutto l’Occidente, sarebbe un errore politico che potrebbe determinare effetti disastrosi. Ma cosa ci può insegnare il massacro di Parigi?

Proverei ad elencare alcune considerazione che possono essere condivise o meno dal lettore ma che meritano indubbiamente attenzione. Innanzitutto, l’ondata di terrorismo che ha colpito la Francia è strettamente collegata con la situazione di debolezza economica e di sfiducia dell’ intera Europa. La Francia del resto è uno dei paesi più in sofferenza per la crisi, con una disoccupazione elevatissima e con una crescita molto ridotta, un po’ come l’Italia. Poi, non ci sarebbe nulla di più sbagliato che ignorare un problema così pericoloso.

Le chiacchiere, i dibattiti, e i talk show non servono a fermare l’odio dilagante contro l’Occidente, né le frasi fatte che vengono utilizzate per qualunque argomento in discussione, gli slogan del tipo “ma che vogliamo militarizzare le nostre città”. Inoltre, secondo alcune statistiche, 6 Italiani su 10 adesso hanno paura e temono attentati a causa del pesante tributo di sangue pagato dai cugini francesi. È vero che segnali specifici che indichino rischi concreti per il nostro Paese non ce ne sono, ad eccezione dell’allarme lanciato dall’intelligence americana, ma è altrettanto vero che il Papa è stato diverse volte menzionato nei messaggi Jihaidisti tra i possibili bersagli.

Un’altra considerazione altrettanto importante è che l’integrazione completa è fallita sia in Francia che in tutto l’Occidente. Del resto, molti non sanno che il Corano vieta esplicitamente l’integrazione di chi professa la religione mussulmana in una società come quella  occidentale. Nonostante ciò, i governi europei sinora hanno scelto la via dell’integrazione a tutti i costi e quella del multiculturalismo. A tale proposito vorrei accennare al pensiero dominante della società occidentale in tema di minoranze etniche:  dopo la seconda guerra mondiale molti liberali hanno pensato che la nuova importanza attribuita ai diritti umani  avrebbe risolto i conflitti sorti intorno alle minoranze, pensavano cioè che i conflitti si sarebbero risolti non mediante una tutela diretta, bensì mediante una  tutela indiretta delle minoranze culturali: in altre parole, si confidava sulla garanzia dei diritti civili e politici fondamentali a ogni individuo, a prescindere dalla sua appartenenza di gruppo. Questo pensiero messo in atto in molte democrazie europee non ha dato i suoi frutti; infatti in diverse circostanze le minoranze anziché avvicinarsi si sono di fatto allontanate dalle regole della società in cui vivono.

Non è così facile risolvere i problemi attraverso l’integrazione, che potrebbe essere considerata un’arma a doppio taglio. Vi sembra questo un dato di secondo ordine?. Ed ancora, perché l’Europa continua ad osteggiare e a sanzionare la Russia che potrebbe invece essere un alleato ideale nella lotta conto l’estremismo?  Infine, un'ultima considerazione: può essere sufficiente la cultura, la conoscenza dell’altro, l’etica e l’istruzione a sconfiggere il terrorismo?. Per me assolutamente no perché i terroristi hanno abbracciato una fede assoluta che indica cosa è il bene e cosa è il male e non c’è  alcuna probabilità di sconfiggere il loro fanatismo con la cultura, l’etica e l’istruzione. E allora bene ha fatto il Governo a tornare indietro sulla decisione di ridurre il contingente dei militari, ben vengano i militari a difendere il nostro territorio e, per favore, finiamola di considerarli utili solo quando servono.

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