18/02/15 L’utopia di una pace mondiale: parte prima

ROMA. E’ impossibile, non si può bloccare il fenomeno della guerra. Lo si può soltanto arginare, sperando che la pace conquistata duri il più a lungo possibile. Ma mantenere la pace in tutte le aree del mondo non  è altro che un’utopia, un obiettivo di natura ideale, una pura illusione. Pensate che oggi anche le  istituzioni internazionali più importanti, come l’ONU o il Parlamento Europeo, non sono assolutamente in grado di assolvere ai propri compiti, quello di rafforzare il processo di pace nel mondo. E questo perché?

Perché la guerra, come la storia ci insegna,è una condizione naturale dell’uomo. Questione di interessi, di fattori di instabilità di varia natura, di sistemi economici e finanziari in crisi etc. C’è gente che è convinta che il mondo in cui vive rimarrà pacifico e sicuro per sempre , che nessuno  si sognerà mai di turbare la  pace con una minaccia o con la violenza;  c’è gente che preferisce non vedere e non sentire perché trova spiacevole e allarmante conoscere la cruda realtà degli eventi;  c’è gente che è sicura che lo scenario internazionale, già abbondantemente compromesso, potrà solo migliorare col passare del tempo. E se invece dovesse peggiorare ulteriormente?

I Romani , da saggi quali erano, solevano dire “ Si vis pacem para bellum”, ossia “ Se vuoi la pace prepara la guerra”. Per loro infatti uno dei mezzi più efficaci per assicurarsi la pace era quello di armarsi e di essere in grado di difendersi, scoraggiando i propositi aggressivi degli avversari. Per dimostrare che il detto romano è quanto mai attuale e che il quadro globale del mondo è contrassegnato da tanti fattori di instabilità che condizionano i vari scacchieri in maniera più o meno incisiva, ritengo opportuno in questo articolo e nei successivi procedere ad una disamina dei conflitti che insanguinano il mondo contemporaneo e delle tensioni  e fibrillazioni create in varie parti di esso dalla crisi economica e finanziaria globale, non ancora risolta.

Il mondo moderno è caratterizzato da un’evoluzione continua  dei principali processi politici, economici e finanziari in corso. In Afghanistan si continua a morire,  mentre l’opposizione al Governo diventa ogni giorno più forte. Nella crisi tra Israele e Palestina si registrano  troppo spesso nuovi fattori di deterioramento. Il  conflitto in Ucraina, che è considerato a ragione la principale minaccia alla sicurezza europea, sembra destinato  a continuare, nonostante la fragile tregua firmata  a Minsk : è molto probabile che la Crimea rimarrà parte integrante della Federazione Russa e che le Repubbliche separatiste finiranno  per diventare stati indipendenti. Le guerre in corso in Siria, Iraq e Libia presumibilmente si protrarranno ancora per molto tempo, con inevitabili ricadute sui Paesi limitrofi.

La Russia e la Turchia hanno già avviato un processo di allontanamento dall’Europa e dal mondo occidentale chiudendo il dialogo politico e strategico tenuto aperto negli anni precedenti e tutto questo dovrebbe far riflettere l’Unione Europea. La Libia è nel caos più totale, con l’aggravante della minaccia ormai consolidata delle truppe del Califfato che, partite da Iraq e Siria, minacciano ora l’Europa e soprattutto il nostro Paese. A questo proposito, vale la pena sottolineare che l’ Italia, il Regno Unito e la Francia, sotto l’incalzare della crisi, hanno commesso  l’errore di tagliare drasticamente i rispettivi bilanci della Difesa, con il rischio di limitare seriamente le possibilità di intervento a medio e lungo raggio. La Corea del Nord rimane sotto un regime totalitario e militarista che  periodicamente rivolge minacce ai Paesi confinanti.

Le relazioni tra Arabia Saudita e Stati Uniti  stanno gradualmente peggiorando, a causa soprattutto  del prezzo del petrolio. Giordania ed Egitto hanno reagito alle esecuzioni dei loro cittadini da parte dell’Isis conducendo violenti bombardamenti sugli obiettivi sensibili del Califfato. La Tunisia, sinora  al sicuro da ogni turbolenza, ha dovuto registrare proprio ieri  un violento attentato terroristico. La sicurezza in Africa è seriamente compromessa anche in altri Stati quali Mali, Darfur, Sudan, Ciad , Nigeria, Somalia, Congo e Kenia.

Rischi di destabilizzazione infine sono presenti in molti altri Paesi. Questo in maniera molto sintetica è il quadro preoccupante della situazione di crisi globale. Nel prossimo articolo, proveremo ad entrare più nel dettaglio, avvalendoci ancora degli studi condotti in materia dall’Osservatorio Strategico per il 2015.

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