19/05/15 Libro bianco per la sicurezza internazionale e la difesa: parte terza

ROMA. In questo terzo articolo dedicato al Libro bianco parleremo del capitolo 6 del documento e, in particolare, delle nuove modalità di arruolamento e delle modifiche da introdurre nella struttura del personale.

Considerato che sono emerse non poche criticità in questi ultimi anni connesse con l’età troppo elevata del personale rispetto alla media degli altri Paesi e che sono presenti diversi sbilanciamenti nella ripartizione dei gradi e delle categorie, non mitigati purtroppo da forme di esodo agevolato ( ricordate la soppressione dello scivolo che avrebbe permesso di eliminare una gran parte delle eccedenze presenti in ruolo sotto la spinta di alcuni partiti e di alcuni quotidiani? ), è indispensabile, secondo l’estensore del documento, varare un nuovo modello di difesa con modalità diverse di reclutamento e di trattenimento in servizio.

Questo nuovo modello dovrà essere più economico di quello attuale, pur mantenendo a regime gli organici a 150.000 unità ; potrà per quanto possibile prevedere l’introduzione di miglioramenti retributivi coerenti con la specificità militare ( magari ma con quali soldi?); essere in grado di esprimere personale più giovane, con un’età in linea con le forze armate europee; dovrà  raggiungere una componente operativa giovane pari a 2/3 dell’intera consistenza organica; dare maggiore impulso alla formazione e all’addestramento in chiave internazionale; dovrà infine ridurre il personale in servizio permanente dall’attuale 88% al 50%( il che significa che il personale a tempo determinato rappresenterà l’altro 50% ).

Il problema più evidente al riguardo è il seguente: come si fa a passare dalla percentuale attuale a quella a regime?. Che fine farebbe il personale in servizio permanente in eccesso?. E poi, l’altra parte del personale con uno status a tempo determinato, soggetto quindi a ferma prolungata, quali sbocchi occupazionali avrebbe al termine della ferma, in un mercato del lavoro così difficile come quello italiano?.

Il precariato, come ci insegna l’esperienza vissuta su queste problematiche, sfocia sempre in inevitabili spinte verso la stabilizzazione della posizione.

Sembra di assistere ad un ritorno del precariato degli anni 70 che fu risolto almeno per gli Ufficiali trattenuti a domanda, con l’istituzione dei cosiddetti Ruoli ad Esaurimento, ma all’epoca si trattava di aliquote più contenute. Queste in estrema sintesi sono le perplessità che scaturiscono da una prima lettura del documento; speriamo di sbagliare! In ogni caso, per poter passare dall’attuale sistema a quello delineato, con minor traumi possibili per il personale militare, l’unica ricetta che mi permetto di segnalare,  in grado di attenuare gran parte degli effetti, è il ricorso ad un congruo periodo transitorio (25 anni almeno).

Comprendo bene la fretta di tradurre in norme le linee guida del documento ma la materia è così complessa ed articolata che impone un lavoro fatto con il bilancino, oculato e di precisione sia per salvaguardare il personale in servizio, sia per tutelare le stesse istituzioni che hanno deciso di voltare pagina. Nel prossimo articolo parleremo  della revisione delle carriere, di impiego, di dirigenza militare e di formazione.

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