11/09/15 Venezia Film Festival: Pier Giorgio Bellocchio presenta "Sangue del mio Sangue"

VENEZIA. Al Festival del Cinema di Venezia è giunta l'ora di Sangue del mio Sangue, di Marco e Piergiorgio Bellocchio. Un film fortemente politicizzato, ideologico, l’ennesima pellicola anticlericale, del solito regista laicista e di sinistra che considera la Chiesa un ostacolo al progresso civile, alle libertà individuali. 

La trama innanzitutto; si snoda dal seicento ai giorni d’oggi passando per la storia di Benedetta, la suora considerata strega e per questo murata viva su disposizione del Tribunale dell’Inquisizione, per finire con  il conte-vampiro, interpretato da Roberto Herlizka, che altro non sarebbe che la rappresentazione del potere democristiano.

Sentite come Bellocchio descrive quello che a suo giudizio dovrebbe essere un inno alla libertà:  "Non mi sono preoccupato affatto dell'architettura drammaturgica - ha sottolineato - e poi non mi interessava stabilire connessioni rigide tra il passato e il presente. Ci sono allusioni che concatenato le sfere temporali: il dominio della chiesa cattolica nel '600 paradossalmente si conclude con il dominio democristiano in Italia, che pur permettendo un relativo benessere succhiava il sangue a quella che era una prospettiva di novità' e cambiamento". 

 

Certo, forse Bellocchio avrebbe preferito che le elezioni del 1948 le avessero vinte i comunisti e che magari l’Italia fosse pure diventata un paese satellite dell’Unione Sovietica staliniana, come la Polonia, l’Ungheria, la Romania, la Cecoslovacchia, paesi dove la gente si è fatta ammazzare per poter inseguire un sogno di libertà. Che volete che siano cinquant’anni di libertà di fronte alla prospettiva di essere dentro la grande storia del comunismo mondiale? 

Poi certo, il potere democristiano è stato contraddistinto da tante ombre e aspetti negativi, ma è un dato di fatto come proprio il mondo cattolico, e anche l’impegno diretto della Chiesa in campo politico, abbiano garantito per anni la democrazia in Italia

 

Bellocchio aggiunge: “La protagonista stessa, Benedetta, rappresenta un'immagine di libertà una donna che non vuole arrendersi e che fino in fondo esprime il desiderio di essere se stessa. E' una forza simbolica che resiste nel tempo per difendere miracolosamente la propria libertà". 

 

La libertà! Che parola magica. Peccato che troppo spesso la libertà cui fa riferimento Bellocchio non è una libertà concessa ma piuttosto imposta; eh già, guarda caso proprio ieri dall’Europa è arrivato l’ennesimo ammonimento ad introdurre in Italia leggi che garantiscano il matrimonio gay; un vero e proprio diktat come quelli che Bellocchio non vuole imposti dalla Chiesa. 

 

Certo, gli applausi non mancano quando si cavalca il pensiero unico dominante, difficile invece è saper andare contro corrente e magari esaltare anche “l’altra libertà”, quella di essere contro determinate imposizioni relativiste, o quella di difendere ad esempio la famiglia naturale, o la vita umana oggi più che mai compromessa da leggi libertarie. Il film di Bellocchio altro non è che l’ennesimo prodotto tipico “del partito radicale di massa”, il partito del pensiero unico dominante e dell’omologazione culturale. L’esaltazione insomma di una libertà a senso unico che non tiene conto dei moderni strumenti di inquisizione laicista né delle tante suor Benedetta di oggi che finiscono in galera se magari si oppongono all’introduzione dei corsi di gender a scuola. 

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