04/10/17 INCHIESTA: Riaperto il caso Gelsomina Verde, uccisa dalla camorra a 21 anni

NAPOLI Abbiamo già parlato di Gelsomina Verde, uccisa e bruciata a soli 22 anni, nel bel mezzo della faida di Scampia, anche se non c'entrava nulla con la camorra. La sua storia viene raccontata anche in un episodio di Gomorra la serie, attraverso il personaggio di Manu, morta per mano di Ciro L'immortale..

Nel 2008 poi Cosimo Di Lauro fu condannato a 35 anni perché ritenuto il mandante dell'omicidio. Nel 2010 il boss, pur non ammettendo la propria responsabilità nell'organizzazione del delitto, risarcì la famiglia Verde con la somma di 300mila euro. Dopo l’assoluzione definitiva di Cosimo Di Lauro (inizialmente indicato come mandante) e dopo la condanna definitiva di Ugo De Lucia (da 12 anni in cella, dove sta scontando l’ergastolo), l’attenzione resta concentrata su Antonio Mennetta, uno dei fedelissimi della prima ora dei Di Lauro, prima di dare forma al gruppo autonomo della Vinella Grassi. Pesano le parole dei pentiti di nuova generazione, che spingono gli inquirenti a tenere sempre alto il profilo investigativo sul delitto consumato a novembre del 2004.

la ragazza venne attirata in una trappola da Pietro Esposito (pentito della prima ora, condannato a dodici anni, vive sotto protezione), che la consegnò a Ugo De Lucia e ai suoi uomini. Il suo corpo venne carbonizzato, tanto che anche le sopracciglia di uno dei killer - parliamo di Ugo De Lucia - vennero divorate dalle fiamme. Chiaro il movente: i Di Lauro volevano conoscere i segreti del covo degli scissionisti, nella caccia a Gennaro Notturno, che da qualche mese ha deciso di passare anche lui dalla parte dello Stato.

La sua storia torna alla ribalta dopo l'agguato di due giorni fa che ha visto finire nella traiettoria dei proiettili dei killer il 21enne Nicola Notturno. Nicola era il nipote di Gennaro Notturno detto o Sarracino, lo scissionista del clan Di Lauro che era stato fidanzato con Gelsomina Verde, pochi anni prima che la ragazza venisse trucidata. Un legame che costò caro alla giovane, seppure lei stessa lo avesse interrotto già da tempo. Sul delitto di Gelsomina Verde potrebbe fare luce anche Gennaro Notturno, che nel 2013, in carcere, si è fatto tatuare sull’avambraccio un cuore spezzato con due rose, a suo dire riferito proprio alla ragazza vittima innocente della faida,

 

«A 13 anni dalla morte di mia sorella è avvilente constatare che a Scampia non è cambiato nulla. Le lotte tra clan avversi portano a nuovi morti e il sacrificio di una ragazza innocente, torturata e ammazzata a soli 22 anni perché era fidanzata, tre anni prima, con un camorrista, continua a essere dimenticato». dichiara il fratello di Mina Verde.

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