04/10/17 Le tre prove del fuoco

NAPOLI. Maledetta fu la sosta: un po’ come quando ti cominci a far piacere un lavoro o un hobby, e arrivano le cause di forza maggiore a tirarti via sul più bello. Ti guardi intorno, e ti chiedi perché, con un sentore frustrante di vaga ingiustizia. 

Il Napoli che sta tritando via avversari su avversari, masticando vaste aree di campo con fame inarrestabile, orchestrando le sinfonie di passaggi più richieste dello Stivale, sarà costretto a prestare, per una settimana e rotti, i suoi violinisti alle loro patrie. Con gli scongiuri annessi di Sarri e di un'intera città, forse qualcosa di più. 

Perchè poi arriverà il momento di fare sul serio. Non che finora si sia scherzato, ma tra i tanti esami già superati, nessuno, eccetto quello laziale, era davvero su misura per un gruppo a cui manca davvero soltanto di sentirsi padrone di tutto e tutti, anche degli oppressori di tutti gli anni precedenti. Il Cagliari non se la prenderà troppo, speriamo: ma ben altro fascino, e ben altro peso specifico, hanno le sfide con Roma, Manchester City e Inter, le squadre che aspettano al varco la Sarri-band dopo la vetrina internazionale. Sarri spera che il Belgio, già qualificato, risparmi Mertens: il belga è sugli scudi e averlo al top delle energie psicofisiche sembra essenziale per tenere sulle spine una Roma tornata spavalda, che ha fatto sfogare il Milan per poi ridurlo a più miti consigli.

Guardiola, poi: la sua new-age ha vissuto anni di maggior splendore, ma garantisce sempre credito e non é che il City stia a guardare, per adesso. Il confronto con Sarri è quanto di più dicotomico potesse offrire il destino: modi di fare agli antipodi, concetti che si intrecciano in alcuni punti e divergono in altri, i due condividono, nella loro diversità che non potrebbe essere più accentuata (specie in alcuni settori), la capacità di essere magnetici per media, critica e rispettivi ambienti. 

Da grandi poteri derivano grandi responsabilità, e il Napoli-Spiderman che si è issato in cima al campionato non deve aver paura di esserci arrivato “troppo presto”. Nessuno ha mai raggiunto la vetta dell’Everest con le vertigini: e se davvero l’ora dev’essere questa, se davvero i tempi sono maturi e non più acerbi, non sarà un Olimpico rincuorato, un’Inter baldanzosa o addirittura un City spumeggiante a far spegnere la luce. Sarri intanto fa finta di pensarci poco, è scaramantico e non lo nasconde: ma dietro il suo lavoro così maniacale non può non nascondersi, sinuosa, seducente e vagamente spaventosa, la più bella delle ossessioni.

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