16/04/14 La condizione militare: ottava parte

Amici militari, tenetevi forte! Dopo aver evidenziato nel precedente articolo taluni aspetti positivi della riforma, tocchiamo oggi uno dei problemi più penalizzanti per il mondo militare, il cosiddetto blocco stipendiale. Nel 2013 alle misure di contenimento e di razionalizzazione della spesa, si sono aggiunti come noto ulteriori interventi sul trattamento economico e pensionistico del personale, che stanno generando malcontento e demotivazione. Tra questi interventi è il caso di sottolineare la proroga del blocco del trattamento economico dei pubblici dipendenti anche per l’anno in corso, la corresponsione dell’assegno una tantum in misura nettamente inferiore agli anni precedenti ( 16,60% contro 100% del 2011 e 46% del 2012 ) e la possibile rivisitazione della normativa pensionistica per il personale del comparto Difesa. Ma cosa significa blocco stipendiale? Proviamo a spiegarlo con parole semplici: significa che quando un militare di qualunque grado viene promosso al grado superiore, assumendo funzioni e responsabilità più ampie, continua a percepire purtroppo lo stipendio del grado inferiore, cioè quello del collega non promosso. Tali misure naturalmente acuiscono le incertezze del personale in ordine al proprio ruolo,  alla propria condizione economica e al proprio futuro. In sostanza il rischio concreto è che la progressione economica continui ulteriormente ad essere svincolata dalla progressione di carriera e quindi dal merito. Ma entriamo ora più nel dettaglio. Per effetto degli interventi di finanza pubblica, il trattamento economico del personale militare dall’anno 2011 ha subito una seria di penalizzazioni. Infatti, sono stati congelati gli stipendi in godimento al 31 dicembre 2010, è stato sospeso il conseguimento dell’omogeneizzazione stipendiale e dell’assegno funzionale, è stata bloccata la progressione economica dirigenziale per classi e scatti e, soprattutto, sono stati sospesi gli effetti economici delle promozioni al grado superiore. Tale contesto, come previsto dalla manovra dell’anno 2010, si è protratto per tutto il triennio 2011-2013 ed ha potuto trovare solo una parziale compensazione attraverso la corresponsione degli assegni una tantum introdotti per le peculiari esigenze del comparto Sicurezza, Difesa e Soccorso pubblico. Ma per l’anno 2013, come evidenziato, i fondi stanziati hanno permesso di coprire solo il 16,60% dell’esigenza. Con il DPR 122 del 2013 poi il blocco è stato prorogato anche per l’anno 2014. Mi fermo qui, riservandomi di trattare nel prossimo articolo un aspetto molto importante ovvero quello degli effetti che il blocco potrà avere sulle pensioni.

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