13/10/15 Riforme: Senato pronto al voto sul Ddl Boschi, opposizioni spaccate

ROMA. Oggi pomeriggio il Senato voterà la riforma costituzionale presentata dal ministro Maria Elena Boschi e che, presumibilmente, sarà sottoposto ai cittadini nel referendum dell'ottobre 2016. Dopo l'accordo con la minoranza del Pd, che ha ricompattato la maggioranza, ora sono le opposizioni a dividersi, con la Lega pronta all'Aventino e Forza Italia spaccata.

Non a caso Silvio Berlusconi radunerà oggi i propri parlamentari perevitare la spaccatura interna. Da una parte c'è chi, come Augusto Minzolini, propone di seguire la Lega (che accusa gli azzurri di inciuci con il Pd) nell'Aventino; altri come Altero Matteoli, sono per il "no" alla riforma, ma rimanendo il Aula; e c'è chi, come Riccardo Villari, annuncia il sì alla riforma e invita il partito a fare altrettanto, per potersi un domani sedersi al tavolo se si dovesse modificare l'Italicum. 

Il sì, in ogni caso, sembra scontato. Venerdì l'Aula di Palazzo Madama ha concluso il voto sugli emendamenti e gli articoli del ddl Boschi, approvando tra l'altro proprio l'ultima delle modifiche che ha recepito gli accordi dentro il Pd e dentro la minoranza. Dopo il via libera del Senato, il testo passerà subito alla Camera che, secondo le intese nella maggioranza, dovrebbe semplicemente confermarlo senza apportare alcuna modifica: cosa che dovrebbe avvenire entro Natale.  A quel punto, come prevede l'articolo 138 della Carta per le modifiche costituzionali, il ddl Boschi sarà nuovamente sottoposto al Senato e alla Camera ad una seconda e definitiva approvazione. In questa seconda lettura non sono previsti emendamenti, ma solo un "sì" o un "no" agli articoli e alla legge. Quindi con dei passaggi parlamentari più snelli e rapidi che dovrebbero concludersi entro primavera 2016, così da tenere il referendum confermativo nell'autunno. Solo allora la riforma entrerà in vigore, e sarà attuata poi al momento dello scioglimento delle Camere, che Matteo Renzi dice debba essere a scadenza naturale, cioé nella primavera 2018.  Nella secondo lettura in Senato e alla Camera occorrerà la maggioranza assoluta, quindi 161 voti in Senato e 316 alla Camera, mentre martedì basterà la maggioranza semplice. Tuttavia i senatori della maggioranza sono stati precettati per far sì che il testo sia approvato con un quorum elevato, superiore ai 170, per dar prova di compattezza politica. Per altro in diverse votazioni sugli emendamenti si è raggiunta anche quota 178, grazia anche ai sì del gruppo di Denis Verdini.

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