08/10/13 Stamina: a breve l’arrivo del no definitivo alla sua sperimentazione

ROMA. Ancora qualche passaggio e il no alla sperimentazione del metodo Stamina, promosso come cura per una serie di malattie molto gravi, diverrà un no definitivo.

Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, lo avrebbe dovuto annunciare già all’inizio della scorsa settimana, ma le dimissioni presentate da membri del Pdl al Governo, poi respinte dal premier Enrico Letta, hanno temporaneamente bloccato il tutto.

Il lavoro è ripreso nei giorni successivi con la comparazione dei pareri del Comitato di esperti coordinati dall’Istituto superiore di Sanità e di quello dell’Avvocatura di Stato, che ha dovuto valutare la questione dal punto di vista legale. Il no atteso nelle prossime ore dovrebbe essere un’ordinanza.

C’è da chiarire una serie di criticità. Tutti i 36 malati accolti presso gli Spedali Civili di Brescia, hanno ricevuto altre sentenze di tribunali circa l’autorizzazione a ricevere la infusioni a base di cellule staminali prelevate dal midollo osseo. Di fronte a una decisione negativa, non è scontato che possano continuare la cura. Gli esperti l’hanno valutata e definita priva di fondamento, non sicura e inutile. Altri 123 malati sono in lista di attesa, sempre su disposizione dei giudici. E chissà? I tribunali stessi, di fronte a un’ordinanza che non da spazio a condizionali, potrebbero revocare il sì alla terapia. Ieri l’azienda bresciana ha fatto sapere che la “capacità operativa che si può assicurare è limitata alle 36 persone. Per i pazienti che aspettano non è possibile attuare allo stato attuale una data di presa in carico”.

Nel provvedimento ministeriale bisogna capire  come verranno utilizzati i tre milioni di euro messi a disposizione per i test clinici dalla legge apposita. Di principio di prevedono 6 mesi di sperimentazione susseguenti al protocollo presentato da Davide Vannoni, fondatore di Stamina, che, al contrario del Comitato, non ha fornito elementi utili per avviare uno studio secondo il regolamento europeo. C’è molta prudenza su un caso coinvolgente la sensibilità di migliaia di malati con patologie rare, di origine genetica, che sono senza terapia.

Il ministro, dal canto suo,  ha sempre affermato di non voler assumere “una decisione politica, mi attengo a quello che la scienza mi indica”. 

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