13/07/15 Trattamento pensionistico del personale militare. Parte prima

ROMA. Prima di entrare nel merito di questa complessa, delicata e poco digeribile materia, che interessa direttamente sia il personale militare in congedo sia quello che sarà posto in quiescenza nei prossimi anni, desidero rivolgere un sentito ringraziamento al Colonnello dell’Aeronautica Militare Stefano Maria Graziani di Aerogestioni per il prezioso contributo professionale che ha gentilmente fornito al sottoscritto.

  In questo primo articolo proveremo a mettere in luce le principali norme che hanno inciso, e non poco pesantemente, sul panorama pensionistico e previdenziale del personale militare, sottolineando i principali aspetti delle ultime leggi intervenute in materia:

   - Legge 122 in data 30 luglio 2010 – “Adeguamenti alla speranza di vita”;

   - Legge 111 in data 15 luglio 2011 – “Introduzione delle finestre mobili”;

   - Legge 214 in data 22 dicembre 2011 – “Introduzione del sistema contributivo pro rata” ;

   - Legge 147 in data 27 dicembre 2013 – “Legge di Stabilità 2014”;

   - Legge 190 in data 23 dicembre 2014 – “Legge di Stabilità 2015” (commi 258, 259, 707, 708). 

Negli articoli successivi parleremo anche dell’ istituto dell’ausiliaria, dei suoi vincoli ed obblighi, e dei suoi effetti economici, dei requisiti per conseguire il diritto alla pensione ed il diritto alla percezione del trattamento pensionistico, nonché dei quesiti  posti più frequentemente dal personale in procinto di cessare dal servizio attivo, o già collocato in quiescenza e di ciò che sta bollendo in pentola.

Partiamo anzitutto dal D.M. 6.12.2011, in attuazione dell’art. 12 del D.L. 78/2010, convertito nella legge 30 luglio 2010, n.122, che ha anticipato al 1.01.2013 il  cd. “adeguamento agli incrementi della speranza di vita”, inizialmente previsto per l’anno 2015.  Tale incremento si applica ai requisiti anagrafici e, qualora l’accesso al pensionamento avvenga a prescindere dall’età, a quello contributivo previsto per il diritto al trattamento pensionistico (modifica introdotta dall’art. 12 quater). Vediamo ora come funziona. L’incremento in parola, consiste nell’aggiunta di  un trimestre ogni tre anni, fino al 1° gennaio 2019. Tale sistema è stato modificato di recente, in modo peggiorativo, con il decreto del MEF in data 16.12.2014, pubbl. in G.U. 301 del 30.12.2014, nel senso che lo scatto previsto al prossimo 1 gennaio 2016  è stato elevato a quattro mesi. (vedasi anche Circolare della Dir. Centr. Pensioni dell’INPS, n. 63 in data 20 marzo 2015).

In sintesi, il funzionamento della cd. “aspettativa di vita” , quando incide esclusivamente sul requisito contributivo è il seguente :

Requisito al 1° gennaio 2013  40 anni + 3 mesi 

Requisito al 1° gennaio 2016  40 anni + 7 mesi

Requisito al 1° gennaio 2019 40 anni + 9 mesi .

Proprio a causa del disagio provocato dalla mancata percezione da parte del personale interessato, si ritiene quanto mai opportuno sottolineare che i parametri (leggasi anzianità contributiva) appena esplicitati afferiscono al conseguimento del cd. “diritto alla pensione”, che non si deve interpretare semplicisticamente come  “ traguardo da raggiungere per poter andare in pensione”. 

Il diritto alla percezione del trattamento pensionistico viene conseguito soltanto dopo quell’arco temporale chiamato “finestra mobile” , introdotto dalla L. 111/2011. 

Come funziona? La finestra mobile, anzitutto, è costituita da un parametro fisso = a 12 mesi, al quale si deve aggiungere un secondo parametro variabile, (x mesi) in funzione dell’anno di conseguimento del diritto alla pensione, sopra esplicitato.

Ciò significa che dal giorno in cui si è maturato il “diritto alla pensione”, ponendosi su di una virtuale linea del tempo, si deve aggiungere l’arco temporale della finestra mobile, per poter stabilire con precisione il giorno in cui si potrà cessare dal servizio ottenendo anche l’erogazione del trattamento pensionistico; senza l’osservanza scrupolosa di questi requisiti temporali, il personale rischia di essere “esodato”.  Non è più legittimato a percepire emolumenti di attività di servizio perché è cessato dal servizio stesso, e contemporaneamente non è legittimato a percepire un trattamento pensionistico perché non ha maturato i requisiti necessari.

Entriamo ora nel merito della legge 22 dicembre 2011, n.214 e delle sue  conseguenze, ossia il passaggio al cd. “sistema contributivo pro rata”, dal 1 gennaio 2012, per tutto il personale appartenente al sistema pensionistico “retributivo”, ossia per quel personale che alla data del 31 dicembre 1995 era in possesso di 18 o più anni di anzianità contributiva. La conseguenza immediata di tale disposizione era che dal  1 gennaio 2012 il personale interessato non avrebbe più maturato le “aliquote pensionabili annuali” (la cui somma algebrica consentiva di raggiungere il famoso 80% di aliquota pensionistica massima), ma sarebbe divenuto destinatario di una “quota C” determinata dall’ammontare dei contributi versati (montante contributivo) moltiplicato per una aliquota percentuale, variabile in funzione dell’età anagrafica di cessazione dal servizio (coefficiente di trasformazione)

Esiste una tabella dei coefficienti di trasformazione attualmente in vigore che comprende l’età di pensionamento, il coefficiente attuale e il coefficiente precedente. 

L’introduzione di tale sistema ha determinato per il personale  militare, delle forze di polizia civili e militari e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, il venir meno della disposizione  ex art. 6 comma 2 D.Lgs. 165/1997, ossia l’ accesso al pensionamento con 53 anni di età e massima anzianità contributiva, fatta salva l’ipotesi in cui detto personale abbia già conseguito al 31.12.2011 l’aliquota massima dell’80%. Nulla è innovato invece nei confronti dei soggetti di cui all’art. 1 comma 12 L. 335/1995, destinatari del cd. “sistema di calcolo misto”.

 Esaminiamo ora la legge di Stabilità 2014. Detta legge ha reintrodotto, per il triennio 2014 – 2016, il cd.“contributo di solidarietà sui trattamenti pensionistici erogati dagli enti gestori di forme di previdenza obbligatoria, che complessivamente superino l’importo di €. 91.251,16. 

Si ritiene opportuno attirare l’attenzione dei lettori su due elementi fondamentali: in primo luogo, gli scaglioni di reddito sono determinati da due fattori, dei quali il primo è un moltiplicatore fisso e il secondo è il  trattamento minimo INPS, elemento chiaramente  variabile ogni anno.  In funzione di ciò, appare di tutta evidenza come tale tabella sia “dinamica”, e quindi vada ogni anno aggiornata in funzione del nuovo importo determinato come trattamento minimo (trattamento minimo INPS per il 2015 = €. 502,38).

I redditi così determinati sono “lordi”, ossia al lordo dell’ IRPEF, ed al lordo degli eventuali contributi previdenziali ed assistenziali che ad esempio versano mensilmente coloro che si trovano nella categoria dell’ ausiliaria.

 Esaminiamo adesso le nuove modalità di erogazione della indennità di buonuscita.Con effetto dal 1° gennaio 2014, e con riferimento ai soggetti che maturano i requisiti per il pensionamento a decorrere dalla predetta data, sono state introdotte le seguenti modifiche all’art.12 , comma 7 della L. 78/2010: 

le parole 90.000 €.  sono sostituite da 50.000; le parole 150.000 €. sono sostituite da 100.000; le parole 60.000 €.  sono sostituite da 50.000.

Ciò ha significato che le tranche di erogazione della indennità di buonuscita sono state così modificate:

1° tranche: da 90.000 € lordi (= a ca. 75.000 netti) a 50.000 € lordi (= a ca. 41.000 € netti); 2° tranche: da 60.000 € lordi (= a ca. 45.000 netti) a 50.000 € lordi (= a ca. 41.000 € netti); 3° tranche a saldo: tutta la somma residua.

Si precisa che la 2° tranche viene erogata dopo 12 mesi dal pagamento della prima, e la terza, dopo 12 mesi dal pagamento della seconda.

E la prima tranche quando viene erogata? Anche per la buonuscita si è collegato il diritto alla percezione dell’emolumento alla data di conseguimento del “diritto alla pensione”.

Per quanto attiene infine alla legge di stabilità per il 2015:

Con l’art. 1–comma 258 sono stati abrogati gli articoli 1076, 1077, 1082 e 1083 del codice dell’ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010 n. 66, e successive modificazioni, e l’art. 1 comma 260, della Legge 23 dicembre 2005 n. 266”, ovvero sono  cancellate le promozioni, sia alla vigilia, sia il giorno seguente il congedo. 

Vediamo ora  come incide negativamente la soppressione della promozione sul trattamento pensionistico facendo 2 esempi : un Gen. di  Divisione non promosso Gen. di Squadra perde ca. 1000 euro mensili netti, mentre un Gen. di Brigata non promosso Gen. di Divisione perde ca. 400 euro mensili netti. Analogamente, la soppressione della promozione incide pesantemente anche sulla indennità di buonuscita. Per un Gen. di Divisione non promosso al grado superiore la perdita è riconducibile a circa 41.000 euro, per un Gen. di Brigata a 63.000 euro (campione statistico di soggetto in possesso di 45 anni utili con 38 effettivi).

Con l’art. 1 – comma 259, la Legge di Stabilità inoltre ha modificato la percentuale di calcolo dell’ ausiliaria : all’art. 1870, comma 1, del codice di cui al D.Lgs. 66/2010, le parole : “pari al 70%” sono sostituite dalle seguenti: “pari al 50%”. Tale nuova percentuale trova applicazione nei confronti del personale che transita in ausiliaria a decorrere dal 1° gennaio 2015”. Vediamo dunque come perde di valore l’indennità di ausiliaria in conseguenza di questa previsione: per un Gen. di Squadra da 507 euro mensili a 362; per un Colonnello da 325€ a 232 €; per un PM. Lgt. da 183 € a 130 €. 

Proprio perché ci troviamo di fronte all’ennesimo provvedimento normativo teso a svilire l’istituto dell’ausiliaria, riteniamo opportuno nel prossimo articolo, che sarà pubblicato domani, dare un quadro completo sui reali contenuti  di tale istituto, per rappresentare che non è affatto un “privilegio dei militari”, così come invece viene artatamente e demagogicamente propagandato da chi ha una conoscenza superficiale della materia.

 

 

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