23/03/15 Appalti nel Comune di Parete

PARETE - L’art. 1655 Codice Civile definisce l’appalto come “il contratto con il quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di un’opera o di un servizio verso un corrispettivo in denaro”.

Gli appalti di opere (cosiddetti lavori pubblici) riguardano le attività di costruzione, demolizione, recupero, ristrutturazione, restauro e manutenzione.

Gli appalti di servizi riguardano l’espletamento di attività indicate nel D.lgs. 157 / 95, ovvero a titolo meramente esemplificativo servizi di consulenza.

Gli appalti di fornitura di beni riguardano l’approvvigionamento da parte delle Amministrazioni Pubbliche di prodotti appartenenti a tutte le categorie merceologiche, necessari per il funzionamento dell’Ente.

Secondo le ultime dichiarazione di Antonio Iovine (detto o’ninno) “…nel caso di lavori finanziati per lo più dallo Stato oppure dalla Regione o dagli Enti locali in genere, il sistema era diverso in quanto gli esponenti della classe politica di fatto designavano gli imprenditori che dovevano realizzare i lavori e costoro, successivamente, si rivolgevano a noi per ottenere quella forma di tranquillità di cui ho parlato prima.

Oltre a questa duplice categoria di imprenditori, vi era anche un’ulteriore categoria e cioè quella che faceva direttamente affari con noi, nel senso che su questi cantieri provvedeva principalmente a realizzare lavori sulla base delle indicazioni che noi stessi davamo agli appaltatori.

Questi lavori garantivano all’imprenditore la possibilità di finanziare direttamente il clan attraverso una duplice modalità: da un lato versare una quota che a noi serviva per pagare gli stipendi al 41 bis e le spese legali, dall’altro lato introitare una somma che andava a nostro diretto benefìcio e che era in aggiunta a quella che tali imprenditori versavano al clan.

Questi imprenditori chiaramente non erano nostre vittime perché grazie a noi del clan riuscivano a ottenere il lavoro. Questo sistema era talmente radicato nel territorio casertano che è veramente difficile parlare di imprenditori vittime dal momento che tali imprenditori avevano stipulato una vera e propria forma di patto con noi del clan.

Ho fatto questa premessa di sistema per dirvi che Zagaria Michele era, tra noi capi del clan, quello che più di tutti aveva consolidato questo metodo avendo lui direttamente in famiglia svariati imprenditori che ne curavano gli interessi e di cui lui si occupava personalmente”

         La domanda che viene da porsi spontanea è: meglio la gara di appalto o l’affidamento diretto? Da un punto di vista della trasparenza (elemento fondamentale) la gara di appalto è sicuramente da preferire all’affidamento diretto (si preferiscono le amicizie e il tornaconto personale economico alla competenza e professionalità) prospettando la necessità di un controllo sovralocale alle gare di appalto.

L’affidamento diretto (strumento molto apprezzato dalla Pubblica Amministrazione del Comune di Parete) è in ogni circostanza da sconsigliare e chi lo pone in essere ha qualcosa da nascondere, quali disonestà e menefreghismo.

 

Avv. s. Raffaele Dell’Aversana 

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