20/07/15 Trattamento pensionistico del personale militare. Parte quinta

ROMA. In questo ultimo articolo dedicato al trattamento pensionistico del personale militare, proveremo a ipotizzare quali potrebbero essere, nel breve termine, gli interventi dello Stato sulle nostre pensioni.

Già nel 2014 il Presidente dell’INPS aveva ventilato, in relazione a principi di equità distributiva ed intergenerazionale, un deciso intervento sui redditi pensionistici al di sopra di un cesto importo. Verosimilmente, questa idea c’è ancora : concepire un contributo sui cosiddetti assegni d’oro, considerando d’oro tutti gli assegni superiori a 2000€ lordi al mese.

Questa definizione, ricordate, ha lo stesso sapore di un’altra coniata qualche tempo fa dallo stesso Governo e da alcuni giornali a proposito dello” scivolo d’oro dei militari”, ipotesi che fu stralciata dalle norme di esodo agevolato che dovevano essere approvate per eliminare le eccedenze e raggiungere più facilmente i volumi organici previsti. Ciò che è certo, in ogni caso, è che le pensioni del personale militare non sono affatto d’oro e soprattutto non sono il frutto di un privilegio.

Poi c’è un’altra ipotesi sul tappeto per tutti i pensionati: quella di sforbiciare i trattamenti pensionistici sulla base dello scostamento tra retributivo e contributivo. Questa opzione, tuttavia, finirebbe sicuramente sotto un diluvio di ricorsi. In pochissimi casi infatti, e sicuramente non per i dipendenti pubblici, è possibile ricostruire l’intera storia retributiva al fine di stabilire con esattezza per ciascun interessato il proprio montante contributivo. Si tratterebbe di calcoli e stime assolutamente approssimativi e quindi inaccettabili.

Inoltre, potrebbe essere esplorata anche l’ipotesi della soppressione dell’istituto dell’ausiliaria. Se ne parla infatti già da diversi anni. Nel merito non si può che confermare quello che abbiamo già sottolineato nei precedenti articoli e cioè che, dopo vent’anni dalla riforma, nessun correttivo è stato adottato per contrastare il progressivo impoverimento dei trattamenti pensionistici.

Pertanto, l’unico istituto dell’ordinamento militare in grado di colmare il vuoto normativo è proprio quello dell’ausiliaria che funziona come una pensione complementare. L’ausiliaria infatti è lo strumento di cui dispone il personale militare per diminuire il gap che si viene a creare, in maniera sempre più evidente, tra lo stipendio percepito in servizio e la pensione. C’è da dire inoltre che, durante il periodo dell’ausiliaria, il personale continua a versare i contributi previdenziali ed assistenziali nella stessa percentuale prevista durante il servizio attivo.

L’ausiliaria diventa quindi una sorta di pensione complementare autofinanziata, senza oneri per la Pubblica Amministrazione. Anzi, il valore degli importi trattenuti agli interessati risulta sempre superiore a quello degli importi erogati a titolo di indennità di ausiliaria.

Infine, potrebbe esserci allo studio l’ipotesi per i militari di un incremento dei limiti di età per la cessazione dal servizio, a prescindere dal grado rivestito. Questa strada tuttavia finirebbe col determinare una drastica impennata dell’ARQ, che già colpisce violentemente gran parte dei dirigenti militari, venendo a mancare le valvole di sfogo costituite dalle cessazioni per età con i limiti attuali. C’è da considerare poi che l’ARQ colpirà nei prossimi anni anche moltissimi non dirigenti (Tenenti Colonnelli e Marescialli).

La speranza è che, dopo tutte le penalizzazioni inflitte al personale militare, non si proceda ad alcun taglio dei trattamenti previdenziali. Su questo punto una voce amica potrebbe essere quella del Sottosegretario alla Difesa, On. Domenico Rossi, che tra l’altro, a mio modesto parere, è l’unico vero esperto di questioni concernenti il personale militare.

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