10/05/18 LIBERATO, DA FENOMENO SOCIAL AD EVENTO DI UNIONE SOCIALE

NAPOLI - C’ è un ragazzo, un cantante napoletano, le cui canzoni stanno – da circa un anno e mezzo - spopolando su Youtube ed in generale nel mondo dei social.

Il suo nome è Liberato e la sua vera identità è un mistero.

Si perché il cantante, fin dal momento del lancio della sua prima canzone “9 maggio”, avvenuto nel febbraio del 2017, ha scelto di limitarsi ad esprimersi attraverso le sue canzoni, mantenendo il massimo riserbo sul suo vero nome e cognome.

Non solo, Liberato non ha mai mostrato il suo volto né dal vivo, né sui social, anche se questi ultimi sono il principale spazio entro cui il cantante appare, nonché il mezzo fondamentale di cui egli si serve per diffondere la propria musica.

L' altro ieri sera, però, Liberato ha scelto di esibirsi dal vivo. Lo ho fatto dopo aver informato i suoi fan attraverso Facebook. Un messaggio ermetico, essenziale, conciso, composto da poche singole parole scritte senza badare tanto alla forma, senza tanti fronzoli, su di uno sfondo nero: “nove maggio, Napoli, lungomare, tramonto, gratis.”

Tanto è bastato per mandare in visibilio i fan, giovanissimi, giovani e anche giovani adulti.

  Sul lungomare di Napoli, per assistere al concerto del misterioso artista sono accorse circa ventimila persone, sulle quali hanno vigilato duecento agenti tra polizia e carabinieri.

Quelli che speravano che Liberato potesse, nell’ occasione, decidersi a rivelare la sua identità, sono però rimasti delusi. Il cantante si è esibito sul palco incappucciato, a viso coperto e per di più in compagnia di altre persone praticamente uguali , sia per l’ abbigliamento che indossavano, sia per il fatto di avere il viso nascosto. Il tutto ovviamente con lo scopo di rendere impossibile riconoscere il volto e la vera identità di Liberato. E così, il mistero che dallo scorso anno continua ad avvolgere la figura di questo nuovo artista partenopeo, invece di risolversi ha finito con l’ infittirsi.

 Se la questione dell’ identità non svelata ha un po’ deluso, di sicuro non ha deluso il concerto. L’ atmosfera è magica, l’ entusiasmo è tanto, migliaia di ragazzi e ragazze cantano a squarciagola e con emozione i pezzi che via via il cantante propone.

Le canzoni di Liberato parlano soprattutto di un amore tormentato tra due ragazzi adolescenti. Ed è senza dubbio il linguaggio utilizzato in quelle canzoni uno dei principali motivi dell’ enorme successo che questo ragazzo ha ottenuto in così poco tempo. E’ un linguaggio semplice, che consiste in un mix tra espressioni del gergo giovanile partenopeo ed altre più appartenenti ad un napoletano più antico. Così il messaggio arriva a tutti e riesce a coinvolgere vari strati della società napoletana, che spesso sembrano così distanti e diversi tra loro. Tra i fan di Liberato, vi sono infatti ragazzi della Napoli più popolare e più problematica, ma anche moltissimi giovani della cosiddetta “Napoli bene”.

Non sappiamo quanto quest’ artista così enigmatico volesse effettivamente perseguire l’ intento di unire le tante e diverse umanità di questa città. Fatto sta che il risultato pare sia stato proprio questo. E ciò è di un’ importanza sociale enorme.

Sono canzoni che parlano un po’ a tutti. E se il lessico che vi si riscontra è assai variegato, lo stesso si può dire del ritmo e delle melodie. Si spazia infatti dal neomelodico al rap, passando per l’ elettronico.

 Ma un altro aspetto, sicuramente non di poco conto, sono i video che si trovano su Youtube che fanno da sfondo alle canzoni. Sono realizzati da Francesco Lettieri, regista napoletano che attualmente vive a Roma, che ha collaborato con diversi e conosciuti autori del momento, come ad esempio Calcutta e i The Giornalisti.

Sono video di alta qualità, non è necessario essere degli esperti per rendersi conto che sono realizzati da qualcuno di veramente capace. Hanno un che di tenero e di romantico, ritraggono una giovanissima coppia di ragazzi - che tenta di amarsi tra le molte difficoltà che caratterizzano un amore travagliato – e ritraggono Napoli. Lo fanno con poca retorica, in modo originale, riprendendo scorci di una Napoli periferica, abbandonata, malcurata, sfrontatamente sciatta, per poi passare a posti meravigliosi, suggestivi e incantevoli, per poi ritornare nuovamente in luoghi più cupi e anonimi.

Sono anche video spontanei e realistici perché Napoli è esattamente così. E’ una città in cui basta un attimo a passare dall’ entusiasmo alla rassegnazione, dall’ indignazione alla meraviglia.

E a dirla tutta, forse è in buona parte grazie alla qualità dei video di Lettieri – nei cui protagonisti, tra l’ altro, molti giovani riescono a rivedere se stessi e le loro storie personali - che milioni di persone hanno condiviso le canzoni di Liberato sui social, conferendo al cantante la grande notorietà di cui gode oggi.

 Mi soffermo ancora un po’ sull’ “aspetto video” del fenomeno Liberato per fare un’ ultima considerazione, questa un po’ meno positiva.Non condivido il tentativo di rendere poetico ciò che non lo è, ad esempio non è poetico il fatto che a Napoli vi siano tantissimi ragazzi che girano in motorino senza casco, in tre, impennando e compiendo altre imprudenze che mettono a rischio se stessi e gli altri. Ritrarre ciò facendolo passare come un qualcosa di leggero e romantico, per quanto possa essere d’ effetto, è sbagliato. Certi atteggiamenti vanno combattuti e non quasi incoraggiati, attribuendogli un valore quasi sentimentale che nella realtà non hanno affatto.

 Tornando al concerto, si è trattato di un momento emozionante e anche poetico. Perché si, c’ è della poesia nel fatto che migliaia di ragazzi di diversa estrazione sociale si siano riuniti al tramonto, vicino al mare, per ascoltare le parole e le melodie di un cantante senza volto. Ed è bello pensare che tutto questo sia stato anche un’ occasione di aggregazione culturale. Perché la lingua di un popolo è la sua cultura. E Liberato è un cantante napoletano, che canta in napoletano usando parole del gergo quotidiano. Spero che durante quelle ore quei ragazzi abbiano potuto percepire anche una sorta di vicinanza e condivisione data dal sentirsi parte di una cultura, e forse anche, (perché no?) di una sottocultura comune.

Non è molto, certo. Ma  considerando che oggigiorno le occasioni in cui i giovani hanno la possibilità di percepire se stessi sentendosi parte di qualcosa sono assai poche, in fin dei conti non è nemmeno poco.

 C’ è chi riguardo Liberato si esprime con scetticismo. Molti sostengono si tratti solo di un progetto di marketing studiato a tavolino, ma d’ altra parte, quante cose al giorno d’ oggi si muovono senza che in gioco ci sia il denaro?

 La cosa importante è sapere che Napoli è una terra che ancora riesce a sfornare talenti -  nella musica come in molti altri campi – e che questi talenti ancora riescono ad esplodere come dinamite, grazie all’ entusiasmo di migliaia e migliaia di giovani di una città sempre capace di sognare, di meravigliarsi, di partecipare e condividere. Nonostante le difficoltà, nonostante i problemi. Nonostante tutto.

                                                                               

                                                                                                                                                          Gian Marco Sbordone

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