09/02/15 Disabilità in Campania: non solo l’attore pubblico

NAPOLI. Dare risposta alla molteplicità dei bisogni implica la creazione di canali integrati, secondo un’architettura complessa dove il benessere dell’individuo è responsabilità di molti attori, non solo pubblici. Le iniziative sul territorio Campano che mirano a raccordare l’intero sistema locale con gli attori dell’economia produttiva sono ancora di carattere sperimentale e numericamente modeste. A sostenerlo i rappresentanti Campani dell’Associazione Disability Manager (SIDiMa).

Il disabile non è solo un “paziente” che ha bisogno di cure integrate, e quindi di un coordinamento e di servizi sanitari ma è un “cittadino” che ha diritto di esprimersi in tutte le dimensioni: nella famiglia, nella scuola, nella città, nel lavoro, nell’ambiente e nella società. “Gestire in modo unitario tutte le fasi del ciclo di vita dell’individuo disabile vuol dire creare una partnership che coinvolga attivamente Enti Locali, Asl, Scuole, Centri per l’Impiego, Enti di formazione, Aziende per i servizi alla persona, Famiglie, Imprese, Terzo Setttore (Cooperative e Imprese sociali, Associazioni di volontariato). Nella co-gestione dei servizi eterogenei è richiesto il concorso di tutti gli attori sociali, e non solo l’attore pubblico.” A sostenerlo Clemente Cipresso, uno dei primi Disability Manager in Italia e referente Campano per  l’Associazione SIDiMa (Società Italiana Disability Manager). “Come prototipo di buon distretto solidale”, continua  “merita di essere citato il Patto di Ferrara, siglato nel 2006 per realizzare un modello di “cittadinanza sociale d’impresa”. I promotori, nonché gli attori, del Patto sono stati gli Enti Locali, le Asl, il Terzo settore, le Associazioni datoriali, i Sindacati e le Camere di commercio”.

Rosa Anna Ferrari, della stessa SIDiMa è d’accordo con Daniele Romano, presidente di FederHand, che dubita dell’efficacia dell’Osservatorio perché non finanziato per le sue attività. Ma aggiunge: “La spesa sociale non può essere l’unico parametro da cui desumere il grado di impegno pubblico nel campo della disabilità. Per misurare il contributo delle politiche pubbliche all’autosufficienza dei disabili, è molto significativo guardare al livello di copertura legislativa che lo Stato prima, e le Regioni poi, garantiscono ai cittadini diversamente abili. In sostanza, si tratta di verificare se, a tutela dei disabili, esistano provvedimenti nazionali e regionali capaci di favorire l’integrazione scolastica, l’inserimento lavorativo, la fruizione di mezzi di trasporto, l’accesso ai luoghi pubblici, la partecipazione ad attività sportive, culturali, ricreative. Una volta constatato l’esistenza di un buon rapporto normativo, il passo successivo consiste nell’appurare se quei principi trovino una concreta applicazione.

 

“A titolo esemplificativo, come rappresentanti dell’Associazione SIDiMa in Campania, abbiamo stipulato una convenzione con il Progetto Diversa-mente con l’obiettivo di facilitare l’inserimento lavorativo dei disabili in azienda” conclude Clemente Cipresso “affinché assumere una persona disabile non sia solo un obbligo legislativo ma una risorsa da valorizzare e rendere produttiva”.

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