23/10/14 Jobs Act: una legge per il lavoro

ROMA. Il nuovo testo del disegno di legge delega sulla riforma del lavoro ( Jobs Act) ha ottenuto la fiducia al Senato e rappresenterà la base di discussione al prossimo passaggio alla Camera. Rispetto alla formulazione precedente, sono state introdotte novità significative in materia di riordino dei contratti, di ammortizzatori sociali, di semplificazioni amministrative e di sostegno alla genitorialità. Per motivi di spazio si rimanda all’allegato 1 l’articolato del provvedimento.

Iniziamo dai contratti. Per le nuove assunzioni a tempo indeterminato verrà applicato il contratto denominato “a tutele crescenti”, in funzione dell’anzianità di servizio. Si tratterebbe di una forma privilegiata di contratto di lavoro, dove il capitolo licenziamenti non è affrontato. La delega non specifica infatti come cambierà l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, i cui contenuti sono riportati in allegato 2. L’unica certezza è che i nuovi assunti a tempo indeterminato non saranno tutelati in quanto destinatari appunto di tutele crescenti ancora tutte da definire. L’ipotesi da valutare è la seguente: periodo iniziale verosimilmente di tre anni nel quale, in caso di licenziamento ingiustificato, sarà prevista un’indennità economica. Poi torna il diritto al reintegro ma con modalità diverse rispetto a quelle attuali: resterebbe per i licenziamenti discriminatori, in alcuni casi di licenziamenti disciplinari ma non opererebbe per quelli economici. Come vedete, uso il condizionale perché la legge è ancora nebulosa e comunque concede al Governo 6 mesi  (delega) per essere riempita di contenuti. 

Anche sul riordino dei contratti la delega lascia ampi spazi di manovra in sede di decreti attuativi. C’è da ricordare che il Governo si è espresso a favore della eliminazione dei contratti a progetto, mentre per tutte le altre forme di contratto è prevista un’ analisi per verificarne “l’effettiva coerenza con il tessuto occupazionale e con il contesto produttivo nazionale e internazionale”. Per quanto riguarda il welfare, ovvero lo stato sociale che dovrebbe garantire a tutti i cittadini di poter fruire dei servizi sociali ritenuti indispensabili, sono diverse le misure in cantiere: dal sostegno alla genitorialità, con estensione della maternità a tutte le lavoratrici, agli incentivi fiscali per le donne che lavorano con figli disabili o che abbiano soglie di reddito minimali, dagli accordi che incentivano la flessibilità degli orari, i premi di produttività ed il telelavoro, alla riforma dei congedi parentali che devono diventare più flessibili. In relazione poi alle mansioni e ai controlli a distanza, nel nuovo testo approvato al Senato, c’è la possibilità di “demansionare” il lavoratore nel caso di riorganizzazione , ristrutturazione o conversione dell’azienda. In sostanza, si è intervenuto sull’art. 2103 del codice civile e sull’art.13 dello Statuto dei Lavoratori che attualmente vietano il demansionamento. L’emendamento introdotto infatti, è volto a concedere la possibilità all’azienda di modificare le mansioni del dipendente senza doverlo necessariamente licenziare.  Sui controlli a distanza va evidenziato che la nuova versione del testo li rende possibili ( oggi sono vietati dall’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori ), contemperando le esigenze produttive dell’azienda con la tutela della dignità e della riservatezza del lavoratore. Si smonta in tal modo il divieto di ricorrere ad impianti audiovisivi per controllare a distanza i lavoratori. Per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali, cioè quel complesso di misure che vengono adottate per sostenere economicamente tutti colori che vivono una situazione di disoccupazione, nel nuovo testo sono previste “tutele uniformi e legate alla storia contributiva del lavoratore” e inoltre, politiche di riallocazione per chi resta senza lavoro, nonché diverse semplificazioni. La cassa integrazione sarà concessa solo se non sono percorribili altre strade, come ad esempio la riduzione dell’orario di lavoro. Nel testo sono presenti anche altre misure quali l’ipotesi di riordinare gli incentivi per l’assunzione, l’autoimpiego, l’autoimprenditorialità, l’istituzione di un’agenzia nazionale per l’impiego, e premi per le agenzie del lavoro che riescono a ricollocare nel mondo del lavoro i disoccupati. Un aspetto importante da sottolineare è che il nuovo testo sembra mettere in discussione l’art. 18 (citato allegato 2) per tutti i tipi di assunzione. La parola “neoassunti” al posto di “inserimento nel mondo del lavoro” contenuta nell’art. 4 della  delega sul lavoro, aprirebbe la strada al superamento dell’art. 18 in tutti ì contratti. Si tratterebbe di una vera e propria rivoluzione delle attuali tutele alla quale le aziende hanno reagito positivamente mentre i sindacati si sono preparati allo sciopero generale. Se andiamo a verificare il secondo capitolo del Jobs Act (raffronto del testo originario con il nuovo testo ) ci accorgiamo che nel testo originario le tutele crescenti si applicavano solo all’atto dell’inserimento nel mondo del lavoro ovvero per i giovani al primo impiego, mentre nel testo riformato le tutele crescenti sono estese a tutti i contratti di assunzione, ivi compreso il reinserimento di azienda del disoccupato. Ciò significa che per un certo periodo di tempo (l’ipotesi come detto è di tre anni ) qualunque contratto non sarebbe coperto dall’art. 18, sostituendo il reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa con una indennità proporzionale all’anzianità di servizio. Le reazioni al nuovo testo sono state tante: i sindacati hanno attaccato, evidenziando che il Governo ha ridotto tutti i diritti dei lavoratori, cancellando di fatto l’art. 18. Le imprese e in particolare Confindustria hanno espresso al contrario commenti positivi. Sul fronte politico piena soddisfazione del NCD in quanto le modifiche hanno raccolto finalmente le sollecitazioni provenienti dall’area moderata del Governo. Sul fronte PD le reazioni sono state contrastanti. Secondo diversi economisti in ogni caso la mancanza di lavoro è un’emergenza così forte che richiede altri tipi di intervento, capaci di provocare nel più breve tempo possibile risultati apprezzabili, mentre il Jobs Act è una legge delega che richiede tempi esageratamente dilatati. 

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