24/10/15 ''Giotto, l'Italia, i luoghi'': un itinerario alla riscoperta di Giotto a Napoli

NAPOLI. Sei “i luoghi di Giotto” a Napoli, ultima tappa di un meraviglioso itinerario tra le opere del maestro fiorentino che comincia a Milano.

Tutto parte del  programma di “Giotto, l’Italia”, un progetto del ministero dei Beni culturali, realizzato per concludere “in bellezza” il semestre di Expo 2015 .

Infatti, proprio nelle Sale di Palazzo reale dal 2 settembre al 10 gennaio, è stata allestita una mostra che presenta 14 dei capolavori del maestro fiorentino. Una location non casuale: Palazzo reale, infatti, ingloba strutture del palazzo di Azzone Visconti, dove, negli ultimi anni della sua vita, Giotto realizzò due cicli di dipinti murali, oggi irrimediabilmente perduti.

Non tutta la produzione giottesca poteva, però, conflurire in unico luogo. Da qui nasce “Giotto, l’italia, i luoghi” che attraversa tutto lo stivale alla riscoperta dei “luoghi di Giotto”: Milano, Bologna e Rimini, Firenze Settignano, Assisi e Perugia e, dulcis in fundo, Napoli e Teano. 

L'iter napoletano - Giotto lavorò a Napoli dal 1333 al 1338 al servizio di Roberto d’Angiò. E anche se molte delle opere della fase napoletana sono andate perdute,  di grande interesse sono le tracce giottesche rimaste e l’influenza del maestro fiorentino sui pittori locali.

Il percorso comincia con Santa Chiara:  su una parete del Coro delle Clarisse è ancora visibile un lacerto del ”Compianto sul Cristo Morto”, in cui  innegabile è la grande espressività dei 3 volti rappresentati.

Si prosegue con Castelnuovo, dove nella Cappella Palatina, sono ancora visibili piccole testine incorniciate, parte di un più ampio ciclo figurativo lasciato incompiuto, probabilmente, per il ritorno di Giotto a Firenze.

Terza tappa è la Chiesa di Santa Maria Incoronata con il ciclo di affreschi di Roberto d’Oderisio, seguace e collaboratore del maestro fiorentino.

A questi si aggiungono gli affreschi nella Cappella Brancaccio di San Domenico Maggiore attribuiti a Pietro Cavallini e quelli sulle Storie della Vergine e di Maria Maddalena di Maestro di Giovanni Barrile e Montano d'Arezzo. Quest’ultimo lasciò una delle testimonianze più importanti per la diffusione del linguaggio giottesco nel Meridione.

Infine, spostandosi fuori Napoli, immancabile è anche una visita al crocifisso  esposto nella Chiesa di S. Clemente a Teano e attribuito sempre a Maestro di Giovanni Barrile, uno dei rappresentanti più illustri dello stile maturo di Giotto.

Questo itinerario  ha anche lo scopo di rivalutare la fase napoletana della pittura giottesca che,  attraverso la mediazione della corte angioina, si diffuse in Francia e da lì nel resto d’Europa.

Zaino in spalla, dunque, e tanta voglia di perdersi nelle opere di un artista nel quale” l'aspirazione al divino si scalda di un palpito umano, la tendenza dell'arte medievale si riunisce alla tendenza dell'arte umanistica”.

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