25/09/15 Facebook, l'Ue difende la privacy: "No al trasferimento di dati personali ai server Usa"

ROMA. La Corte di Giustizia Ue ha ritenuto che gli stati europei possono sospendere, se lo ritengono, il trasferimento dei dati personali dei cittadini europei verso i server americani. In pratica, una capitale può vietare che i profili degli iscritti a Facebook siano inviati nelle centrali di archivio informatico dall’altra parte dell’Atlantico, se ritiene che questo sia necessario per garantire la riservatezza.  La direttiva sul trattamento dei dati personali, afferma una nota della massima magistratura europea, dispone che il trasferimento di tali dati verso un paese terzo può avere luogo se esso garantisce per questi dati un livello di protezione adeguato. Quest’ultimo, deve essere certificato dalla Commissione Ue, braccio esecutivo dell’Unione. In caso di verdetto favorevole, il trasferimento di dati può avvenire. 

 

Il signor Maximillian Schrems, uno studente di legge austriaco e utente di Facebook dal 2008, non è d’accordo. Non vuole che il suo profilo sia conservato oltreoceano. Così ha presentato una denuncia presso l’autorità irlandese per la protezione dei dati, ritenendo che, alla luce delle rivelazioni fatte nel 2013 da Edward Snowden in merito alle attività dei servizi d’intelligence negli Stati Uniti (in particolare della National Security Agency, o «NSA»), «il diritto e le prassi statunitensi non offrano alcuna reale protezione contro il controllo ad opera dello Stato americano dei dati trasferiti verso tale paese» . L’autorità irlandese ha respinto la denuncia. Schrems si è allora rivolto alla Corte di Giustizia Ue e oggi l’avvocato Bot gli ha dato soddisfazione. «L’esistenza di una decisione della Commissione che dichiara che un paese terzo garantisce un livello di protezione adeguato per i dati personali trasferiti non può elidere e neppure ridurre i poteri di cui dispongono le autorità nazionali di controllo in forza della direttiva sul trattamento dei dati personali». Pertanto «la decisione della Commissione non è valida». 

 

L’avvocato ritiene che i poteri d’intervento delle autorità nazionali di controllo «devono rimanere integri», pena la perdita dell’indipendenza. Se dunque si considera che un trasferimento di dati arrechi pregiudizio alla protezione dei cittadini dell’Unione per quanto attiene al trattamento di loro dati deve avere facoltà di fermarlo. «In altre parole, la Commissione non dispone della competenza di limitare i poteri delle autorità nazionali di controllo». 

 

Non solo. L’avvocato generale reputa inoltre che «l’accesso dei servizi di intelligence americani ai dati trasferiti costituisca un’ingerenza nel diritto al rispetto della vita privata e nel diritto alla protezione dei dati a carattere personal». Oltretutto, «la circostanza che per i cittadini dell’Unione sia impossibile essere sentiti sulla questione dell’intercettazione e del controllo dei loro dati negli Stati Uniti rappresenta un’ingerenza nel diritto, tutelato dalla Carta, di ogni cittadino dell’Unione ad una effettiva difesa». Tale intromissione, si sottolinea, «è contraria al principio di proporzionalità, soprattutto perché il controllo esercitato dai servizi di intelligence americani è massiccio e non mirato». 

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