23/01/18 Focus - L'insostenibile leggerezza di Santon

Quando Milan Kundera scrisse il suo celebre romanzo, 'L'insostenibile leggerezza dell'essere', di certo non aveva alcuna intenzione di rapportare le proprie idee al calcio. Nonostante il nome dello scrittore francese possa far venire in mente colori diversi, nemici intimi, da quelli di molti tra coloro che leggeranno queste righe. Secondo Kundera, un'esistenza, un modo di fare "leggero", è quanto di più lontano possibile dalla realtà concreta, dall'umano. Una leggerezza alla quale si contrappone una reale essenza della vita, ovvero la pesantezza esistenziale. Ma è probabile – e giustificato – che chi ha cliccato su questo articolo non abbia voglia di pensare al senso della propria esistenza e per questo dalla filosofia si passa al campo da calcio, più precisamente sul prato del Meazza, quando al 31' del primo tempo Davide Santon concede ingenuamente a Stephan El Shaarawy la palla che permetterà alla Roma di passare in vantaggio. La sensazione dei tifosi presenti, e probabilmente anche di quelli collegati da casa, è stata quella di un'estrema "leggerezza" da parte del terzino nerazzurro nel gestire il pallone tra i piedi. Una leggerezza che talvolta diventa alienazione, con l'ultimo superstite della mitica squadra del Triplete che sembra quasi avere dei veri e propri blackout durante la partita, quando in fase di impostazione non sa che fare e prova timidi dribbling cambiando gamba, oppure torna indietro. E il gol concesso al Faraone non è stato nemmeno il primo errore "di leggerezza" commesso da Santon nell'arco di questa stagione: la rete di Lasagna e il rigore concesso all'Udinese per un fallo di mano sono ancora freschi nella memoria dei tifosi. Certo, se poi le critiche di chi in campo non ci va devono trasformarsi in insulti e spingere un ragazzo di 27 anni a chiudere il proprio profilo Instagram (e poi riaprirlo dopo qualche ora con tanto di post in cui esprime la propria delusione, ndr), allora sarebbe meglio parlare e scrivere di aria fritta. Qualora invece le critiche possano servire da molla per spingere un atleta professionista a gestire con più consapevolezza palloni tutt'altro che leggeri, allora quella parte di tifosi critici e consapevoli, oltre che chi scrive, sarà felice di applaudirlo. Dopotutto Santon era stato soprannominato il Bambino. Un bambino assai precoce che qualche volta si è perso, altre volte è rinato, al quale un rimprovero fatto con cognizione di causa e, soprattutto, educazione, di sicuro non può nuocere. 

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