07/05/18 India - uomo muore sbranato da un orso: la crudeltà che serpeggia sui social

ORISSA, INDIA - Internet è stata una grande invenzione. Dal giorno in cui la rete fece per la prima volta il suo ingresso nelle nostre vite, cominciando a condizionarle, a stravolgerle, a migliorarle o peggiorarle, (dipende dai punti di vista) fino ad arrivare ad oggi, in noi è cresciuta sempre più la percezione di avere a portata di mano una quantità infinita di soluzioni e possibilità.

Da anni ormai, cose che fino a non molto tempo fa sarebbero state viste come straordinarie – andando un po’ più indietro negli anni come fantascientifiche – come dialogare con persone che si trovano dall’ altra parte del pianeta, comprare biglietti aerei per altri Paesi a prezzi talvolta praticamente regalati, poter acquistare di tutto, comodamente da casa con un semplice click, sono considerate l’ assoluta normalità.

 

Le conseguenze della totale digitalizzazione del mondo moderno sono, però, anche di tipo negativo. Queste ultime, a dirla tutta, molto probabilmente prevalgono sugli aspetti positivi dell’ era informatica, anche se un dibattito sui pro e i contro sarebbe lungo, articolato e complesso.

Internet è in larga parte lo specchio del tempo e della società in cui viviamo. La cartina al tornasole mediante la quale traiamo quotidianamente conferma della cattiveria, della frustrazione e della miseria umana che alberga in molti, troppi individui.

 

Ci troviamo in India, precisamente nella sua parte orientale, nello Stato dell’ Orissa, che è famoso per i suoi numerosi templi indù e che affaccia sull’ insenatura più ampia del mondo, il golfo del Bengala.

Qui, nel distretto di Nabarangpur, un uomo ha trovato una morte atroce: è stato sbranato da un orso.

La vittima, che si chiamava Prabhu Bathara, mentre si trovava a bordo di un suv con alcuni amici, di ritorno da una festa di nozze, decide di scendere dall’ auto per urinare. In quel momento l’ uomo nota un orso ferito che si trovava sul ciglio della strada.

 

E’ a questo punto che nella testa di Prabhu, forse non del tutto lucido, comincia a balenare una pessima idea che gli sarebbe costata la vita: vuole farsi un selfie insieme a quell’ orso.

Dallo scriteriato e assurdo pensiero all’ azione è un attimo. Prabhu, nonostante gli amici che erano con lui - insieme ad altri presenti - gli consigliassero di desistere e di non cedere all’ intenzione di commettere quell’ imprudenza, prova a mettersi in posa insieme all’ animale.

Ma un attimo passa anche da questo momento a quello in cui l’ orso reagisce attaccando Prabhu, uccidendolo.

 

La scena viene ripresa da qualcuno e successivamente il video fa il giro del web. E’ un video drammatico, tremendo. Vi si vede l’ uomo che in tutti i modi tenta disperatamente di divincolarsi dalla presa di quell’ orso. Ma l’ animale lo afferra, lo colpisce, lo tramortisce con la sua forza e con il suo enorme peso senza lasciargli scampo, fino ad ucciderlo. Alla fine del video si vede infatti Prabhu che crolla a terra sfinito, ormai esanime.

 

Non vi è alcun dubbio sul fatto che l’ uomo abbia commesso un’ enorme sciocchezza ad avvicinarsi a quell’ orso. E’ inquietante pensare a come una persona possa decidere di mettere a repentaglio la propria incolumità e la propria vita in questo modo. E alla sensazione di inquietudine si aggiunge quella di incredulità quando si viene a sapere che l’ India, secondo L ‘ Independent, detiene il triste primato delle “morti da selfie”. Dal 2014 al 2106, infatti, su 127 morti segnalate avvenute per un “selfie pericoloso” ( scattato su una rupe, sulla sponda scivolosa di un fiume, sui binari di un treno in arrivo, ecc. ) ben 76 sono avvenute nella sola India.

 

Sembra impossibile, ma in tutta questa vicenda c’ è un elemento che riesce a sorprendere e a sconvolgerci ancora di più.

Si tratta della reazione, come sempre di pancia, che il popolo del web, anche questa volta, non ha mancato di riversare nei numerosissimi commenti che hanno fatto seguito agli altrettanto numerosi articoli apparsi su internet dopo l’ accaduto.

La stragrande maggioranza delle frasi che si leggono, trasuda stupidità, cinismo e totale assenza di umanità.

I commenti che vanno per la maggiore sono quelli in cui la vittima viene presa in giro, offesa per poi aggiungere che meritava di fare la fine che ha fatto, che è giusto così. I vari utenti si danno manforte, ogni commento rincara la dose del precedente, si scherza, si fa a gara a chi spara la battuta più originale, a chi dice la cattiveria più grande, a chi si mostra più freddo e impassibile. E più un’ osservazione è cattiva, cinica e indifferente, più viene sommersa da like e approvazione.

Il tutto è accompagnato da un tripudio di smile ed emoticon sorridenti che drammaticamente stridono con quello che è l’ oggetto di discussione di quei commenti: un essere umano che ha perso la vita.

Nel delirio collettivo non manca mai, poi, chi tiene a sottolineare di non essere per niente dispiaciuto per la morte di un uomo, quanto piuttosto di essere preoccupato per la sorte dell’ animale. “Speriamo che adesso non se la prendano con l’ orso.” Scrivono in molti.

 

E’ una delle paradossali follie del nostro tempo, quella di atteggiarsi ed ergersi a persone sensibili mettendo in risalto e vantandosi del fatto di avere molto più a cuore gli animali rispetto ai propri simili.

 

E’ anche attraverso queste cose che ogni giorno assistiamo al declino dell’ essere umano, che oramai pare totalmente incapace di provare la benchè minima empatia nei confronti del prossimo.

Qual è il motivo di tanto accanimento? Di tanto disprezzo e di una così esagerata, gratuita ferocia?

 

Perché siamo d’ accordo: un mondo in cui si muore per un selfie è assurdo.

Un mondo in cui chi ti vede in pericolo di vita spesso preferisce starsene comodo a registrare un video invece di provare ad aiutarti – i like prima di tutto – è disumano.

Ma un mondo in cui la notizia della morte di una persona è accolta dalla frase: “selezione naturale, giusto così” che razza di mondo è?

 

Dubito esitano aggettivi. Solo tanta, tanta amarezza.

                                                              

                                                                                                                                                             Gian Marco Sbordone

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