26/02/19 È l'anno della Blockchain

ROMA. Ormai sembrano esserci pochi dubbi, e chi ancora non conosce la terminologia farebbe bene a mettersi al passo: blockchain è già la parola dell'anno e il Governo italiano sta studiando una strategia specifica per supportare le iniziative in questa direzione.

L'importanza per le criptovalute. È da tempo che si parla dell'impatto della tecnologia applicata alla finanza, che ha trovato negli investimenti online un approdo interessante per tanti italiani; il sito Investingoal, in particolare, si è distinto come riferimento per chi cerca informazioni sugli ultimi trend dell'economia innovativa, proponendo guide, grafici di criptovalute e altri contenuti utili per chi investe via Web.

Sicurezza e velocità. Da sempre associata a Bitcoin e alle altre monete virtuali c'è la parola Blockchain: le criptovalute infatti utilizzano questo tipo di tecnologia per distinguersi dai flussi del denaro tradizionale, utilizzando procedure e modalità di trasferimento che sono innovative. Le caratteristiche di questa piattaforma sono altrettanto rivoluzionarie, perché non dipende da alcun organo di controllo centrale, ma soprattutto si basa su una struttura in cui sono gli utenti stessi che ne fanno parte a certificarne la validità e l’autenticità.

Non solo finanza digitale. La blockchain prende il nome proprio dalle sue peculiarità, a cominciare dall'essere costruita proprio in questo modo, ovvero come "una catena a blocchi", che serve a legare e saldare le informazioni contenute in ogni tipologia di passaggio ai fattori e agli elementi successivi e precedenti. In questo modo, potenzialmente nessuno può scardinare i blocchi senza mettere all'erta gli altri partecipanti.

La catena a blocchi si apre a nuovi progetti. Questo schema ha dimostrato la sua forza e il suo valore in questi anni, spingendo alla diffusione della blockchain anche per altri progetti e in ambiti non più soltanto finanziari: ci sono organizzazioni che hanno iniziato a immaginare di sfruttare il processo tecnologico per garantire una forma di voto più sicura, senza possibili manipolazioni esterne, o di creare dei sistemi antifurto integrando hardware e software per proteggere gli oggetti personali.

L'Italia in prima linea. Per una volta, sembra che l'Italia sia in prima linea nell'abbracciare questa rivoluzione, tanto che al Ministero dello Sviluppo economico si sono già svolte varie riunioni del gruppo di lavoro e di esperti formato per elaborare una strategia nazionale in merito. La sfida è duplice: non solo individuare il modo più efficace per non perdere (l'ennesimo) treno dell’innovazione tecnologia, ma anche dotare il Paese degli strumenti necessari per adeguarsi a una realtà che nei prossimi anni riguarderà molti settori dell’economia internazionale.

Le parole dell'esperto. Uno degli esperti coinvolti dal Governo, Gian Luca Comandini, imprenditore e docente, ha spiegato che “negli ultimi anni si è parlato solo di bitcoin o criptovalute e poco della tecnologia in sé", ma che per fortuna la situazione è in evoluzione, anche perché l’interesse da parte delle aziende private si rivolge alla tecnologia blockchain in sé e non più solo alle criptovalute. Secondo Comandini, "l’Italia deve ora concentrarsi in primo luogo su una disciplina giuridica che regoli il settore, in secondo luogo sulla formazione, per non rischiare di inquadrare giuridicamente la tecnologia per poi non farla comprendere adeguatamente ai cittadini”.

 

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