27/01/15 I nuovi schiavi dei tempi moderni: i docenti a contratto

ROMA. Sapevate che in Italia, i docenti universitari a contratto, guadagnano 1.800 euro lordi l'anno? Ebbene si, potete credere ai vostri occhi. Una miseria dei nostri tempi. La cosiddetta legge Gelmini  è andata stranamente a sanare una situazione di vero Far West che si era andata a creare negli anni: contratti d'insegnamento a titolo gratuito o a 1 euro simbolico. I cultori della materia non possono figurare come titolari responsabili di un insegnamento. Quindi non possono insegnare come titolari.

Così come non sono tenuti ad insegnare per tutto un corso i dottorandi. Possono semmai partecipare al ciclo di lezioni con seminari, brevi interventi, ma non fare il lavoro dei docenti. E' fuorilegge: non possono essere titolari di nulla, e infatti non risultano da nessuna parte. Tuttavia possono essere inseriti nelle commissioni d'esame o di laurea, sempre a titolo gratuito.

Ma anche per i contrattisti esami, lauree, consigli di corso di laurea (o interclasse, come ultimamente sono chiamati) e ricevimenti sono a titolo gratuito. I contratti, in alcuni atenei firmati a un anno alla fine dei corsi, nonostante i bandi vinti uno o due anni prima, coprono ESCLUSIVAMENTE le ore di lezione. La legge Gelmini è andata a sanare un cosiddetto vulnus legislativo, cioè ha stabilito un tetto minimo e massimo al netto delle spese dell'università: minimo 25 euro- massimo 100 euro (ma avete mai visto un contratto a 100 euro all'ora????).

Questo però non significa che quella "tariffa" sia esente da tasse. Ad esempio, 25 euro diventano 33 euro circa per l'istituzione, e al contrattista quindi arrivano 25 euro che però includono le sue tasse e ritenute. Quindi spesso alla fine dei conti diventano 18-20 euro. Alcuni corsi sono di 36 ore. Mettiamo quindi che un contrattista lavori per 36 ore di lezione all'anno, 6 CFU. Non è riuscito, poverino, ad avere nessun'altro contratto. Alex, un giovane cultore della materia,ci racconta che fece domanda per 4 contratti, ne vinse uno solo, secondo parametri interni incomprensibili.

Facendo due conti, 36 x 20 circa = 720 euro netti. La sua risposta, arrivata coi tempi tecnici giusti, è stata: “Grazie e arrivederci”. Ergo: avete sbagliato, trovatevi uno schiavo moderno, ma non il sottoscritto. Per non parlare della "bellissima" esperienza che ha avuto con un'altra università in cui ha lavorato per 4 anni, lontano oltre 600 km dalla sua residenza. Il primo anno avrebbe dovuto prendere quei famosi 1250 euro lordi, cioè intorno ai 1000 euro netti.

E invece, dopo oltre un anno e mezzo dalla fine del corso, ricevette un bellissimo regalo, anzi, una sorpresa incredibile: poco più di 300 euro. Con la giustificazione che il consiglio di facoltà aveva deliberato in tal senso per tutti i contratti di quell'anno già nel corso del 2012, nonostante il decreto attuativo della Gelmini pubblicato prima del suo bando di concorso, ordinasse di rispettare una tariffa minima. Provò a spiegare che era illegale, ma gli fu detto: "Tu hai lavorato per senso di responsabilità verso gli studenti".

Ebbe si, cari lettori. Come avete potuto comprendere,  il docente a contratto e il cultore della materia non sono, purtroppo, un lavoro, in Italia. Ricadono nella dinamica: "Ti piace? Ti appassiona? Allora fallo gratis”. 

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