23/10/19 Cosa manca al Napoli per vincere lo scudetto?

NAPOLI. Correva il 6 settembre del 2004 ed Aurelio De Laurentiis, imprenditore romano attivo nel campo del cinema, decideva di rilevare il titolo sportivo del Napoli Soccer che, dopo il fallimento, si era ritrovato a disputare il campionato di Serie C. Da quel giorno, di acqua sotto i ponti ne è passata tantissima ed allora nessuno, se non qualche tifoso particolarmente ottimista e sognatore, avrebbe potuto immaginare che in poco tempo il Napoli potesse diventare una delle squadre più forti a livello europeo.

Le difficoltà della passata stagione

 

Come ci ricorda anche un articolo di Eurosport, alla vigilia della passata stagione, aveva destato non poco scalpore la notizia che ci raccontava della separazione tra il Napoli e Maurizio Sarri. Il tecnico toscano, reduce da tra splendide stagioni alla guida dei partenopei, non si trovava più in sintonia con la presidenza ed aveva quindi deciso di cambiare aria, accasandosi al Chelsea. La scelta su chi dovesse ricoprire il ruolo di Sarri, era così ricaduta su l’unico allenatore in circolazione in grado di mantenere vivo l’entusiasmo del popolo napoletano e, al contempo, di dare una dimensione più europea alla compagine partenopea. Quell’uomo è Carlo Ancelotti, uno degli allenatori più vincenti della storia del gioco, che, dopo le esperienze all’estero sulle panchine del Paris Saint-Germain, del Real Madrid, del Bayern Monaco e del Chelsea, ha deciso di fare ritorno in patria e di ricominciare proprio da Napoli. Raccogliere l’eredità di Sarri, sia dal punto di vista meramente tecnico che dal punto di vista emozionale, non è stato semplice neppure per il tecnico emiliano ed è innegabile che gli azzurri abbiano pagato e non poco il cambio in panchina. Dopo un avvio incoraggiante, il Napoli ha iniziato a faticare e, dopo aver detto addio al sogno scudetto sin dal mese di febbraio, si è vista in breve tempo esclusa dalla Champions League, prima, e dalla Europa League poi. Ad ogni modo, da fuoriclasse qual è, Ancelotti non ha perso fiducia e, dopo aver cambiato nuovamente sistema di gioco, ha ripreso a lavorare con la stessa voglia di sempre. Non è un caso, pertanto, che dopo la faraonica campagna acquisti condotta dalla società, al 7 di ottobre il Napoli, insieme all’Inter di Antonio Conte, sia considerata dalla scommesse sportive di Betway, a quota 3,20, la principale rivale della Juventus nella corsa scudetto. Quella bianconera, dopo essersi garantita le prestazioni del cinque volte Pallone d’Oro Cristiano Ronaldo, resta la squadra più completa e talentuosa del nostro campionato ma la sensazione è che, quest’anno, il gap dalle dirette inseguitrici si sia finalmente assottigliato.

 

 

De Laurentiis ha finalmente deciso di investire

 

Ad Aurelio De Laurentiis va riconosciuto l’indubbio merito di avere enormi capacità imprenditoriali. In un calcio come quello odierno, sempre più soggetto a transazioni e ad ingaggi plurimilionari, il Napoli ha saputo allestire sempre squadre estremamente competitive senza mai spendere una fortuna, scoprendo talenti in giro per il mondo, vendendoli a cifre mostruose e reinvestendo nuovamente il capitale in nuove operazioni. Ciò ha permesso al club partenopeo di scalare in pochissimo tempo le gerarchie del calcio italiano, attestandosi da ormai quattro anni come la seconda squadra d’Italia. La mancanza di titoli, tuttavia, inizia a pesare su tutto l’ambiente partenopeo, con i tifosi che non chiedono altro che sognare nuovamente in grande ed Ancelotti sarà chiamato al difficile compito di far innamorare un popolo che negli anni con Sarri ha vissuto un periodo fantastico. A dare una mano al tecnico emiliano, ad ogni modo, ci ha pensato proprio il presidente De Laurentiis che, dopo aver cercato di ritoccare il contratto di sponsorizzazione tecnica con Kappa e dopo aver vissuto con la consueta apprensione la vicenda relativa alla ristrutturazione del San Paolo, ha deciso di investire in modo massiccio sul mercato, riuscendo a portare all’ombra del Vesuvio calciatori già abituati a giocare a determinati livelli. Fatta eccezione per Giovanni Di Lorenzo, terzino italiano proveniente dall’Empoli, sono infatti giunti nella città di Partenope giocatori molto esperti tra cui spiccano il centrale difensivo ex Roma Kōnstantinos Manōlas, l’attaccante messicano Hirving Lozano, che tanto bene ha fatto con la maglia del PSV e della propria nazionale, ed il centravanti Fernando Llorente. Il gigante spagnolo ha permesso ad Ancelotti di variare e non poco le trame offensive del proprio 11 ed ha regalato ai partenopei una soluzione in più anche quando le difese avversarie si chiudono a riccio. In queste prime giornate di campionato, nonostante i nuovi arrivati abbiano radicalmente modificato l’assetto della squadra partenopea, il Napoli ha tuttavia manifestato i soliti cali di concentrazione e di intensità già messi in mostra nella passata stagione. Anche in Champions League, dopo la vittoria contro il Liverpool per 2-0, è giunta una imprevedibile battuta d’arresto sul campo dei belgi del Genk che complica e non poco il discorso qualificazione agli ottavi e che ha nuovamente gettato nello sconforto la piazza azzurra.

 

La stagione è solo agli inizi, ma queste prime partite di campionato e di Champions League ci hanno regalato un Napoli a due facce: a tratti tremendamente bello e convincente ma, al contempo, incostante e distratto. Ancelotti dovrà quindi essere bravo a dare nuove motivazioni ad un gruppo che negli ultimi anni si è sempre espresso ad alti livelli senza tuttavia riuscire a portare a casa nessun trofeo. Per il tecnico emiliano il lavoro da fare è ancora tantissimo ma in città c’è la forte sensazione che se il mister dovesse riuscire a trovare la giusta formula, per i partenopei davvero nessun obiettivo sarebbe irraggiungibile.

 

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