23/04/14 Lettera aperta all’Italia che non c’è

PARETE. Questa lettera non ha un destinatario. E’ indirizzata a un’Italia che non c’è, a un’Italia che fa onore ai propri principi, tutela le persone in difficoltà, specie se minori, e sostiene i suoi cittadini che lavorano per migliorarne le condizioni di vita.

Questa lettera è indirizzata a un’Italia che non bastona due volte due fratellini senza padre e con la madre impegnata in vicende giudiziarie; a un‘Italia che non lascia due bambini orfani dei genitori e, per punirli maggiormente, della solidarietà di cui avrebbero diritto.

Ultima destinataria che non c’è di questa lettera: una burocrazia che sembra lavorare per sé stessa, per l’auto-conservazione dei suoi boiardi, lontanissima dallo spirito di servizio che dovrebbe animare chi ha l’onore e il peso di ricoprire un incarico pubblico, politico o amministrativo che sia.

In questa lettera a un’Italia che non c’è racconterò di un fatto, una fiaba nera, una storia di un’italia scritta in minuscolo che invece c’è e fa male, e che pur di preservare il proprio rigore ipocrita è disposta a farsi trascinare in tribunale da una ONLUS che rischia di chiudere i battenti a causa sua e da due bambini senza genitori e senza assistenza garantita, che vanno avanti solo grazie agli sforzi di professionisti Italiani con la I maiuscola.

Tutto quello che racconterò nella seconda parte di questa lettera è incredibile ma altrettanto documentabile. Mi chiamo Luigi Tesone e presiedo da nove anni un’associazione di Promozione Sociale che opera in un’area geografica che va dall’hinterland aversano al litorale domitio.

Nel gennaio del 2013 i Carabinieri di Casal di Principe, accompagnati dall’assistente sociale di quel comune, accompagnavano nella nostra Comunità due bambini di 6 e 8 anni, con procedura “urgente e temporanea”, visto che la madre era stata tratta in arresto poche ore prima. E’ una procedura consueta, che conosciamo bene: è il nostro lavoro e sappiamo farlo. La legge vorrebbe che da quel momento cominci un percorso condiviso fra Tribunale, Ente e Associazione, per assistere e tutelare i malcapitati minori. In questa macabra storia, invece, la tutela dello Stato nei confronti di questi bambini nasce e finisce in quella giornata.

Da quel giorno la mia Comunità si prende carico del mantenimento fisico, educativo e psicologico dei due minori. I due minori superano, per quanto si può, lo choc della separazione dalla madre e cominciano a integrarsi nella loro nuova, seppur temporanea, sistemazione, riprendendo a vivere.

Nel frattempo, le spese sostenute dalla Comunità per il mantenimento dei due bambini crescono e non vengono saldate dall’Ente che normalmente è preposto a farlo: il Comune che ci affida i minori. Il Comune di Casal di Principe, infatti, sostiene che il nucleo familiare in questione è residente a Castel Volturno, delegando quest’ultimo comune a saldare le nostre spese. Castel Volturno, dal canto suo, sostiene che quel nucleo familiare è stato cancellato dall’anagrafe già dal 2010. Comincia una battaglia fra i comuni di Casal di Principe e Castel Volturno, battaglia i cui infausti spettatori siamo noi. Una battaglia con cinque protagonisti (i due comuni, noi e i due ragazzi), due vincitori (i due comuni) e un arbitro (le Corti sollecitate da noi a pronunciarsi) che non sembra avere molta fretta di ristabilire la giustizia.

Immaginate un po’ chi sono i perdenti di questa battaglia? I due bambini, lasciati allo sforzo volontario dei nostri operatori, e noi, che fra un po’ saremo costretti a mollare. Nell’Italia che non c’è questo non sarebbe accaduto né immaginato. In un’Italia che non c’è il sistema avrebbe anzitutto obbligato tutti i soggetti a finanziare piani educativi e di recupero dei ragazzi, assicurandogli un futuro sereno. Solo in un secondo momento, quest’Italia avrebbe discusso delle questioni contabili. Non viceversa. Tutte le fatture che emettiamo ci vengono rigettate da entrambi gli Enti con toni minacciosi e per i mancati pagamenti rischiamo di chiudere la saracinesca...

 

Pur ammettendo che la storia della nostra Associazione possa finire, senza voler porre l'accento sul fatto che ad oggi da' lavoro a sette ottimi professionisti, ma le vite dei due minori? Se tutti continuano a giocare questa macabra partita di ping-pong burocratico nessun assistente sociale si assumerà la responsabilità di vidimare i piani educativi dei due minori, che di fatto già oggi civilmente non esistono, non rientrano nel circuito dei diritti universalmente riconosciuti, condannati a un futuro ad altissimo rischio di emarginazione. Tutto ciò mentre noi lavoriamo e viviamo con loro tutti i giorni per tentare di costruire un futuro in una famiglia "normale", fuori dalle mura della comunità.

In questa lettera, oltre che a un destinatario immaginario, forse ho utilizzato un dizionario immaginario: mi sono accorto infatti di aver usato parole come diritti, educazione, inclusione, solidarietà, civiltà, parole ignote nel vocabolario parlato in un paese con la p minuscola, l’italia che c’è.

 

Luigi Tesone

Presidente Associazione di Promozione Sociale Aurora

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