19/09/14 ''Per ogni malattia la sua cura'', lettera aperta per il ministro della Sanità

ROMA. Sono un medico da quasi 30 anni.

Mentre studiavo all’università, ogni anno puntualmente, in una delle prime lezioni introduttive, un professore chiedeva cosa volessero fare quei futuri medici nella loro carriera professionale; fioccavano mille sogni: cardiochirurgo, neurochirurgo, genetista, oncologo. Tutti volevano fare cose importanti.

Io ero convinta, e lo sono ancora, che sarei diventata medico di famiglia o, come oggi si chiama , medico di medicina generale.

Penso ancora oggi che sia la cosa migliore che la sanità pubblica italiana offra: il campo dove le nuove scoperte possano essere realizzate come prevenzione; il consulente alla salute che meglio conosce la persona e il suo contesto familiare e può stare accanto ad ognuno in ogni momento di salute o malattia.

Mi sono laureata e questo sono diventata in un momento storico in cui la MMG diventava nazionale e prometteva un piano di salute ambizioso con veri collegamenti territorio ospedale equilibrati e funzionanti.

Siamo andati avanti negli anni zoppicando con campi che nella sanità pubblica raggiungevano l’eccellenza: operazioni a cuore aperto, cure per tumori, interventi neurochirurgici. Queste eccellenze sono state gratuite e garantite a tutti.

Ci sono stati sprechi, errori di valutazione o di investimento della risorsa pubblica per la sanità che hanno portato alla situazione odierna, ove non è più facile ottenere neanche le cure di importanti patologie, ove i medici ospedalieri fanno esperienza di trincea. Mancano garze e medicine; la manutenzione delle attrezzature è scadente; i turni si allungano e sono al limite della sopportazione (o già lo hanno superato). Questo riguarda anche il personale non medico, che oggi è sempre più preparato poiché si sono instaurate le laure para sanitarie.

Io nella mia vita cerco di arrivare sempre a scegliere la via più diretta per affrontare un problema.

Siamo arrivati in una situazione che non può essere più sostenuta: in risposta ai tagli della risorsa pubblica si è creata una vera rottura del patto che noi operatori abbiamo con il paziente, perché non possiamo più tutelare la loro salute come sarebbe giusto. La soluzione non è scritta su una stele nascosta in uno scavo archeologico, nè sulle stelle. Deve nascere da chi lavora nel campo ed ha visto tutto questo decadimento avvenire! Se fossimo scatole nere di un aereo precipitato al suolo saremmo stati per primi consultati, ognuno per il proprio veicolo, e poi l’esperto avrebbe tirato le sue conclusioni per correggere il difetto in altri veicoli.

In 30 anni di lavoro quotidiano, di cui non mi lamento, non ho visto mai un rappresentante, di quelli esperti, venire e chiedermi l’effetto di una nuova legge o di un progetto messo in atto.

Sottolineo “venire“ perché io, anche se ne avessi avuto l’occasione, non avrei avuto tempo di fare anticamera davanti alla porta di quello o altro ministro o sottosegretario. Conoscendo personalmente le persone che affidano a me la consulenza della propria salute, ho sempre dato la priorità alla disponibilità che ho per loro. Se un nuovo ministro trova il suo consulente dietro la porta, stia pur sicuro che è lontano anni luce dalla trincea (dal suo lavoro con i pazienti) e non potrà mai essere un consulente.

Non mi sembra di brillare di intelligenza a dire questo.

Gli studi medici sono aperti tutti i giorni! Prendete un appuntamento però, perché nel mio studio o in corsia o in pronto soccorso ci sarebbero priorità di salute, di vita o di morte che sarebbero più importanti di qualsiasi ministro o segretario.

Qualunque scelta l’ abbiamo vissuta sulla nostra pelle o vista incidere sulla salute pubblica; e mai nessuno è venuto a VEDERE cosa avevano portato manovre più o meno improvvisate!

Il termine improvvisate è l’unico che rappresenti quello che si sta tuttora facendo in sanità. Se ci deve essere studio e preparazione dietro un nuovo atto legislativo, lo studio è sul campo. VENITE! VENITE! VENITE!

O pensate che, quando servirà a voi di aver bisogno di ritrovare la salute, i soldi vi permetteranno cure adeguate all’estero ?

 

 

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