02/12/13 Una casa romana racconta: il nuovo saggio di Mughini che ci svela il suo tesoro

ROMA. E' uno di quei libri da tenere sul comodino e rileggere, ogni tanto, perché è contemporaneamente una guida e un piccolo museo cartaceo. Si tratta dell'ultimo saggio di Giampiero Mughini, “Una casa romana racconta” (edito da Bompiani, 276 pagine, euro 18).

Giampiero Mughini ha 72 anni ed è un giornalista, scrittore, opinionista e, a quanto pare, anche un collezionista incallito di libri. Difatti, ne ha sette stanze piene. La casa di cui parla è la sua: una palazzina di due piani acquistata dieci anni fa a via Paolo Ségneri, in cui “ti sembra di vivere in un quartiere di pace”, come ci racconta. Ma è solo apparenza. Ogni mattina, Mughini esce a comprare il giornale e, ogni mattina, passa davanti alla palazzina di viale Trastevere, dove i nazisti il 16 ottobre del 1943 distrussero una famiglia ebrea di cinque persone, i Sabatello. Ed è proprio da quello sguardo giornaliero su quella casa e su tutto ciò che custodisce ancora, a dare il via a questa “saga della memoria” che questo saggio racconta.

Mughini colleziona migliaia di libri della cultura italiana del '900, vecchie foto e lettere impregnate di ricordi e storia. Ma il giornalista li non sceglie a caso, cerca sempre di arricchire la sua collezione con opere di autori importanti e innovativi che, in qualche modo, segnano il passaggio da un'epoca all'altra. Se la casa è stata pensata per essere un tempio della memoria, questo libro è stato forse pensato per iniziare a farci entrare, come semplici osservatori o anche di più, in quelle sette stanze che sono come una finestra sulla cultura passata e futura della nostra nazione. Quelli che ci racconta, però, sono solo alcuni dei migliaia di libri, i più preziosi, con qualche dedica particolare o alcune prime edizioni.

Ma forse è l'ultima parte del saggio quella più interessante: seleziona dalle sue stanze i 51 libri più belli degli ultimi cento anni: tutti schedati, raccontati, vissuti e accarezzati, perché è anche questo che ci insegna il buon Mughini: i libri vanno amati anche per la loro bellezza fisica, oltre che ideale ed è per questo che non potranno mai essere sostituiti; è bello toccarli, sentirne il profumo e vedere col passare degli anni come le pagine tendano a cambiare colore, passando dal bianco al giallo pallido; è bello ordinarli e guardarli allineati sulle librerie, sfogliarli e leggerci su qualche dedica o ritrovare un vecchio segnalibro dimenticato al loro interno da tempo.

In questa lista ci sono le poesie di Biagio Marin (Fiuri de tapo) e Giorgio Caproni (Come un'allegoria), Dino Campana e i Canti Orfici, Elio Talarico e la sua La fatica di vivere, gli Amori di Carlo Dossi e tanti altri.

Insomma, avere sette stanze piene zeppe di libri non è cosa da tutti, ma leggere questo saggio potrebbe dare la sensazione di possedere il miglior riassunto possibile, sperando che non sia l'ultimo!

Roberta Flagiello

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