05/03/15 Libia : ormai è vera emergenza.

ROMA. La Comunità internazionale sta cercando, in tutti i mod,  di spingere le fazioni libiche in lotta a creare un governo unitario, capace di stabilizzare il paese, e di contrastare efficacemente le truppe del Califfato. Questa scelta di carattere diplomatica dovrebbe scongiurare il pericolo di un intervento militare su larga scala da parte della coalizione ma non è detto che possa dare frutti, almeno nel breve termine,  a causa della caotica situazione  che regna nel Paese.  Alcune Nazioni, come l’Egitto e la Francia,  di contro non vogliono attendere oltre ed hanno chiesto all’ONU di autorizzare  quanto prima  un intervento militare.

Il quadro internazionale quindi è estremamente variegato e preoccupante. Allo stato attuale, il target è quello di mettere d’accordo le truppe libiche laiche di Tobruk con quelle islamiche di Tripoli  al fine di costituire un fronte comune anti ISIS. Ma non è affatto facile e i tempi oltretutto sono strettissimi.  Inoltre , mentre l’Egitto, la Giordania e la Russia sembrano appoggiare politicamente il governo di Tobruk,  gli USA, la Gran Bretagna e la Turchia appaiono più vicini a Tripoli. L’Italia, come spesso succede, è nel mezzo ovvero da una parte strizza l’occhio al governo laico di Tobruk e dall’altra a quello islamico tripolino.

In ogni caso, c’è una sola certezza: se si valutano le forze in campo, né Tobruk, né Tripoli hanno la capacità militare necessaria per battere le truppe del Califfato ed è chiaro che solo un’alleanza tra i due governi potrebbe capovolgere la situazione. Ma come si può fare a convincere le due fazioni in lotta?. Sono state formulate al riguardo diverse ipotesi:  la prima è quella  di togliere l’embargo alla vendita delle armi alla Libia ma questa ipotesi si  potrebbe rilevare pericolosa e controproducente qualora le armi finissero in mani sbagliate.

Un’altra ipotesi potrebbe essere quella di bloccare i conti che i funzionari libici di entrambe le parti hanno nelle banche internazionali. Questo orientamento, una sorta di sottile ricatto, potrebbe essere pagante perché tutti gli attori sono molto sensibili  all’odore dei soldi. Una terza ipotesi consisterebbe nel convincere le potenze regionali africane a coalizzarsi in chiave antiterrorismo ma c’è da tener conto che questi Paesi sono tra loro profondamente divisi. La quarta ipotesi potrebbe essere quella di  chiedere all’ONU l’invio di caschi blu in Libia ma anche questa soluzione appare molto difficile in quanto occorrerebbero almeno 6 mesi,  se tutto va bene, per realizzarla.

Una ulteriore ipotesi è rappresentata dal ricorso ad un blocco marittimo per contrastare il contrabbando di petrolio. Un eventuale blocco infatti metterebbe pressione economica su tutte le parti in gioco e consentirebbe nel contempo anche un controllo più incisivo del mar Mediterraneo. In questo modo verrebbero meno tutti i proventi petroliferi che giungono ai due governi in lotta e che poi alimentano il conflitto. Senza  un accordo tra le parti in tempi ragionevoli, tuttavia, l’escalation militare diventerebbe l’unica soluzione praticabile. 

Ed intanto, si registra un nuovo record di sbarchi: nonostante le pessime condizioni del mare, nei primi due mesi del 2015 + 43% rispetto allo stesso periodo del 2014. La Sicilia è al collasso mentre la Libia è una polveriera pronta ad esplodere. Ammassati sulle coste libiche, migliaia di profughi  attendono di essere imbarcati.  Molti di loro sono nelle mani dei trafficanti libici che chiedono cifre da capogiro,  altri prigionieri delle milizie, altri ancora schiavi delle truppe del Califfato tra violenze, torture e abusi di ogni genere.

Insomma, la torta è divisa equamente tra le milizie, i trafficanti di esseri umani e l’ISIS. Con questa situazione, basteranno i timidi tentativi di trovare una soluzione della Comunità internazionale?. Ed intanto si continua a morire nel gran cimitero del Mediterraneo. 

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