06/06/17 A Ciro Colonna, non ti dimenticheremo mai.

Ciro Colonna, a soli 19 anni, ha perso la vita nel Lotto O di Ponticelli. Ennesima vittima innocente di camorra. Questa vuole essere una testimonianza di una persona che ha vissuto quel ragazzo in prima persona, la mia. 

Nella Napoli dove si continua a sparare, dove ci sono nuove faide tra l'area nord e il centro storico e ci sono stati 4 morti in 48 ore i giorni scorsi, la situazione non è mutata poi così tanto. L'anno scorso si è consumato l'omicidio di Ciro, insieme a quello di un boss della paranza dei bambini che si rifugiava a Ponticelli. Storia ordinaria qualcuno oserebbe dire. Invece non lo è. Era un giorno qualunque di giugno, in un quartiere qualunque, in una città qualunque. 

Il problema è che la nostra non è una città qualunque, per le persone è quasi normale morire così, sono abituati, se lo aspettano. Non credo dovrebbe andare così. I ragazzi della mia età, dell'età di Ciro sono "segnati"dal posto in cui abitano. In quanti hanno pensato che Ciro fosse colpevole della sua morte? che non si doveva trovare lì? che doveva subito scappare come gli altri e invece che ha fatto? ha raccolto gli occhiali. Gesto che gli è costato la vita. Tutti bravi a sparare sentenze, tutti bravi a condannare anche il più buono della terra, ma loro non sanno. Molte persone ti condannano solo perchè vivi in un determinato posto, senza sapere tu chi sei, solo perchè in quel posto c'è la camorra. Ma qui non sono tutti camorristi, c'è anche brava gente che non si deve rassegnare al fatto che alcuni territori siano avvelenati, che si deve ancora indignare ai soprusi di certa gente. Non è normale, non deve mai essere la normalità morire nel tuo quartiere, a 19 anni, in un pomeriggio di giugno, quando semplicemente esci per incontrarti con i tuoi amici. Non è normale Cirù.

Per molti Ciro, è solo un altro nome della sezione "vittime di camorra" di Wikipedia e non sarà l'ultimo. Per i giornalisti è stato quasi colpevole della sua morte, per molti genitori della zona un motivo in più per preoccuparsi quando i figli non ritornano a casa presto, per i suoi assassini un intralcio forse o un niente. Per noi era semplicemente un amico. 

Queste storie mi hanno sempre dato una strana sensazione, ho sempre cercato di saperne di più a riguardo, di capire il perchè, come quando lessi il diario di Annalisa Durante o mi informai del perchè un episodio di Gomorra si chiamava "Gelsomina Verde". Questo l'ho vissuto di prima persona e non so che sensazioni esattamente ho provato. I tempi belli delle medie, quelli delle gite e dei pomeriggi giù al palazzo a giocare, sono stati sostituiti da un grande macigno e da una sensazione di sconforto, da un "niente" che riesce più a legarti a questo quartiere. Anche se ci siamo incontrati a volte per caso, dopo quegli anni, anche se non ci siamo più frequentati come quando eravamo bambini, io quando sentii il tuo nome al telegiornale non ci volevo credere e forse non ci voglio credere nemmeno ora, domani entrerò in quella chiesa ed io non entro facilmente in chiesa, se lo faccio è per te ma ancora non me ne capacito. E se ho scritto tutto questo è per te, non potevo lasciare il compito a qualcun'altro, anche se non avevo il coraggio, se non io che ho quest'opportunita di esprimermi, chi? Ma sono sicura che ho espresso il pensiero di molti, dire che sarai sempre con noi è scontato.

 

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