07/02/17 Intervista ad Alessandro Velotto: ''Ecco cosa mi ha insegnato la pallanuoto''

NAPOLI – Predestinato. È il primo aggettivo che viene in mente a guardare il palmares di Alessandro Velotto, a soli 21 anni. Il pallanuotista di Ponticelli può già vantare numerosi titoli, tra i quali un bronzo agli Europei ungheresi del 2014 con la Nazionale Maggiore, due vittorie ai Mondiali con le giovanili( rispettivamente, nel 2012 e nel 2013, a Perth e a Szombathely) e un argento (Almaty 2015), quattro scudetti vinti con le giovanili della squadra che l' ha cresciuto e nella quale milita tuttora: la Canottieri Napoli. Ma il più prestigioso, per il momento, è la medaglia di bronzo ottenuta questa estate col Settebello alle Olimpiadi di Rio2016. <<Il sogno di quando ho iniziato a giocare. Il mio come quello di tutti gli atleti>>, come ha definito lui stesso l'avventura olimpica ai microfoni di VoceNuova.Tv.

 

- Ed è passato ormai qualche mese dall'estate di Rio. Alessandro Velotto avrà avuto modo di abituarsi ad essere considerato dai più come "quello che ha vinto il bronzo alle Olimpiadi". È cambiato qualcosa nel modo in cui amici, ma soprattutto i conoscenti, si relazionano a te rispetto a prima?

 <<Il modo in cui si relazionano a me le persone che mi stanno veramente vicino non è cambiato, nemmeno di una virgola. E credo che questa sia una fortuna. Io so con chi mi relaziono e loro, viceversa, sanno chi sono, al di là di quello che faccio. È una cosa bellissima sapere che i tuoi amici sono quelli e resteranno quelli: non importa cosa raggiungerai o meno nella vita. Per i conoscenti invece il discorso è diverso: forse è vero che mi guardano con un altro occhio ora, ma comunque non sono mica un calciatore. Ho la fortuna di poter relazionarmi alle persone in modo normale, anche se col tempo si viene ovviamente a sapere chi sono. Non vengo riconosciuto per strada e credo che questa sia una cosa positiva. Non cerco questo perché sono una persona umile, mi piacerebbe però che la Pallanuoto come sport godesse di più popolarità, oggi troppo poca se penso a tutto quello che facciamo>>.

 

- Un'umiltà che ti avrà in parte trasmesso anche papà Giovanni, di mestiere falegname. Però diciamocelo: tu a soli 21 anni hai coronato il sogno di partecipare alle Olimpiadi e di salire sul podio, adesso puoi addirittura permetterti di partecipare ai prossimi Giochi olimpici e fare ancora meglio.

 << Sì, questo non posso negarlo. In una competizione si punta sempre a vincere l'oro. Poi è vero che le Olimpiadi sono un caso particolare perché, anche se vinci un bronzo o un argento, viene comunque considerato un grande traguardo. Però noi quando siamo saliti sul podio ci siamo visti davanti altre due squadre, eravamo terzi, l'obiettivo sarà quello di superarci. Ad ogni modo le Olimpiadi ci saranno tra quattro anni, a breve termine dovremo far fronte ad altre competizioni>>.

 

-Quali sono gli obiettivi a breve termine, col club e con la Nazionale?

<<Con la Canottieri adesso ci troviamo nel bel mezzo del campionato, dobbiamo qualificarci per la Final Six, ovvero la finale tra le prime sei squadre che vanno poi a giocarsi lo scudetto in scontri diretti. Col Settebello ci sarà il Mondiale in estate: puntiamo di sicuro a riconfermarci tra le prime posizioni>>.

 

- Sei nato e cresciuto nella Canottieri. In un'intervista hai detto di ammirare Francesco Totti perché rappresenta l'attaccamento alla maglia in uno sport come il calcio, nel quale alcuni importanti valori stanno scomparendo. Ma le tue ambizioni andranno sempre di pari passo con quelle del club della tua città?

 <<Vincere qualcosa con la squadra in cui sei nato e cresciuto vale sicuramente più di dieci titoli con la calottina di un'altra squadra. Vivere una gioia così grande con la Canottieri è uno dei miei sogni. Però devo dire che tutto questo dipenderà dalla società, finché continueranno ad esserci i presupposti per puntare a vincere, la mia volontà sarà sempre quella di restare. Qualora invece ci fossero dei ridimensionamenti, allora mi toccherà valutare la mia posizione>>.

 

- Se continuerai a ragionare così, ciò che non potrà mai subire ridimensionamenti sarà la tua carriera. Ma arrivare a questi livelli ti ha insegnato qualcosa in particolare?

<< L'insegnamento più grande che ti dà lo sport, al di là di quale esso sia, è che lavorare con tutto te stesso per ottenere qualcosa ti fa sentire vivo. E' bello allenarsi, è bello spendere il proprio tempo nel fare ciò che vuoi fare. Lo sport mi ha fatto capire che gli obiettivi si possono raggiungere, che tutto è possibile se ci metti tutte le forze che hai a disposizione. E nel caso non dovessi riuscirci, sarai comunque felice di tutto il percorso: avrai fatto ciò che ti piace, quotidianamente>>.

 

- Hai iniziato a praticare nuoto sotto consiglio dei genitori perché "fa le spalle larghe". Dopodiché, ancora ragazzino, sei passato alla pallanuoto. Qual è il consiglio che vuoi dare ai piccoli nuotatori? Che facciano la tua stessa scelta?

<<Il consiglio che voglio dare ai ragazzini, a prescindere dallo sport, è di cercare qualcosa che gli piaccia veramente, che li faccia divertire. Io a 10 anni non sapevo neanche che esistesse la pallanuoto, iniziai perché mi indirizzarono i miei e perché mi divertivo in acqua. La passione poi viene coltivata col tempo. Io da bambino non pensavo mica di arrivare dove sono arrivato. Ai piccoli nuotatori consiglio la pallanuoto perché è uno sport di squadra: condividere una gioia con i propri amici è sicuramente più bello che viverla da solo>>.

 

VoceNuova.Tv ringrazia Alessandro Velotto per la disponibilità dimostrata nel corso dell'intervista e gli augura un futuro ricco di ulteriori successi.

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