31/03/16 LE DONNE NELLE NOSTRE FORZE ARMATE - PARTE TERZA

ROMA. Continuando nella disamina dell’argomento in oggetto, il terzo aspetto che vorrei evidenziare è legato, a causa del travagliato e sofferto iter della legge, alla partecipazione di Ufficiali di sesso maschile ai vari Comitato NATO femminili.  Dovete sapere infatti che, già diversi anni  prima che fosse promulgata la legge , si riuniva  annualmente un Comitato NATO, che durava circa una settimana, nel quale venivano discussi tutti gli argomenti concernenti le donne soldato . Naturalmente, le partecipanti ai lavori erano tutte donne  mentre la rappresentanza militare italiana era costituita giocoforza solo da uomini. A quei Comitati partecipavo io e i miei colleghi delle altre due Forze Armate  e puntualmente ci sentivamo ripetere dalle donne militari degli altri Paesi  le stesse cose, anno dopo anno : ma siete sempre voi? quando manderete  le vostre  donne soldato ? ed un po’ vi confesso ci vergognavamo di quella situazione.  Poi finalmente fu approvata la legge.

Il quarto ed ultimo aspetto riguarda invece la nostra legislazione in materia.  In ordine di tempo,  l’Italia è stato l’ultimo Paese in Europa a consentire l’accesso delle donne nelle proprie FFAA, pensate che siamo stati battuti sul filo di lana dall’Austria che approvò la legge l’anno precedente,  ma il nostro Paese ha avuto il grandissimo merito, come precedentemente sottolineato, di aver adottato sin dall’inizio una legislazione assolutamente all’avanguardia, improntata sul principio della totale parità tra uomo e donna, principio questo che non trovava spazio nella legislazione  di tanti  altri Paesi. In buona sostanza fu previsto per le nostre donne soldato la stessa carriera, lo  stesso trattamento economico e lo stesso impiego degli uomini, anche nei settori prettamente operativi, senza alcuna limitazione. Oggi questa sembra una parità scontata ma in realtà non lo è; basti pensare infatti che anche allo stato attuale nella legislazione di alcuni Paesi sono presenti diverse limitazioni per la componente femminile in materia di accesso, di  carriera e di impiego. In molti eserciti infatti la donna non può raggiungere tuttora il grado apicale, in altri non può essere impiegata nei ruoli operativi ma solo in quelli amministrativi e logistici.

 In materia di requisiti concorsuali, vale la pena ricordare che all’epoca apparve opportuno introdurre lo stesso limite di statura di metri 1,61 previsto  per le donne della Polizia di Stato,  abolito e sostituito lo scorso anno da un altro requisito fisico denominato indice di massa corporea e, limitatamente ai primi tre anni di reclutamento, incrementare di tre anni il limite di età per la partecipazione ai concorsi, considerata la lunga attesa della promulgazione della legge. Un’ ultima curiosità riguarda l’addestramento dei vincitori di concorso che fu concepito in maniera diversa tra le tre Forze Armate: in comune sin dall’inizio ( uomini e donne insieme ) dall’ Aeronautica e dalla Marina, separato dall’Esercito che, comunque, successivamente optò anch’esso per un addestramento comune.  

Questi delineati sono i fatti, le cronache, le tessere di un mosaico  che hanno fatto da scenario alla grande battaglia e alla conquista dell’obiettivo da parte delle donne di accedere nelle nostre Forze Armate: un percorso ad ostacoli, molto travagliato, che ha consentito di raggiungere la parità con l’altro sesso eliminando ogni ostacolo ad un diritto sacrosanto.

 Il “ dopo “ invece è la storia attuale, il bilancio più che positivo che si può tracciare oggi a sedici anni dall’entrata in vigore della legge. E si può tranquillamente affermare che le battaglie per raggiungere la parità con l’uomo in un settore così importante come quello della difesa non hanno soddisfatto solo le istanze delle donne ma hanno finito col fornire a tutta la compagine militare un importante valore aggiunto. Infatti, il costante impegno profuso nel mondo del lavoro ed il generale senso di responsabilità che contraddistinguono le donne hanno contribuito a migliorare di gran lunga taluni processi e settori d’impiego, grazie proprio alla particolare e naturale sensibilità ed empatia che le donne possiedono. In particolare, nel settore operativo la presenza delle donne nelle aree di conflitto e di crisi durante le operazioni di peacekeeping  che hanno visto la partecipazione del nostro Paese, si è rivelata estremamente importante sotto il profilo dell’ottimizzazione dei rapporti di collaborazione e di fiducia con le popolazioni locali. Oggi, quindi il nostro Paese può impiegare per le proprie esigenze tutte le risorse umane che ha a disposizione, quelle maschili e quelle femminili indifferentemente.

Concludo l’argomento rappresentando che, a distanza di 16 anni dall’entrata in vigore della legge, il Capitano Debora Corbi ha pubblicato un bellissimo libro autobiografico dal titolo “ Ufficiale e gentildonna “ che ho letto con molto interesse e che consiglio soprattutto ai giovani che nella vita devono dimostrare lo stesso coraggio e la stessa determinazione che l’autrice fa trasparire in ogni pagina della sua opera. Leggete il libro, vi assicuro che vi farà molto bene.

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